Viterbo – Il tribunale
Oriolo Romano – (sil.co.) – Carabiniere quarantenne preso a sprangate dai banditi durante una rapina nella sua abitazione di Oriolo Romano, rinviata di cinque mesi la sentenza prevista per il 26 gennaio. A causa della diversa composizione del collegio, la discussione è slittata al primo giugno.
L’avvocato Riccardo Lottini del foro di Grosseto, che assiste uno dei due giostrai, nel frattempo, a distanza di un anno e mezzo dall’arresto, ha chiesto la revoca dell’obbligo di dimora o una gradazione della misura che gli consenta di lavorare, proprio in virtù del lungo lasso di tempo trascorso.
Di parere contrario la pm Chiara Capezzuto: “Il mero decorso del tempo – ha detto – non è elemento sufficiente a determinare la revoca della misura”. Il tribunale si è riservato. L’altro imputato è difeso dall’avvocato Luigi Mancini del foro di Viterbo. Sono accusati di rapina aggravata e lesioni.
E’ il processo scaturito dalla rapina messa a segno l’8 gennaio 2020 presso l’abitazione di un carabiniere di Oriolo Romano che, trovando i ladri a casa, ne inseguì uno e fu aggredito a sprangate dopo averlo raggiunto e avergli intimato l’alt, prima che la coppia di banditi si desse alla fuga in macchina.
Il successivo 20 luglio furono arrestati dai carabinieri due cognati giostrai di Cerveteri, accusati anche di altri sei colpi tra Oriolo Romano e la capitale, due dei quali la notte di Capodanno, mentre i padroni di casa erano fuori a festeggiare.
Carabinieri e 118
Traditi dal gps dell’auto a noleggio
Durante l’udienza dello scorso 21 luglio si è scoperto che c’è anche una viterbese tra gli indagati, a piede libero, quindi non sottoposta a giudizio immediato coi presunti complici, anche se accusata di associazione per delinquere con gli autori materiali.
Il militare, medicato in ospedale, ne ha avuto per cinque giorni, ma poteva finire molto peggio. I banditi sono stati incastrati dall’incrocio dei dati rilevati dall’impianto Gps della vettura (presa a noleggio a Cerveteri per commettere i furti) e delle celle agganciate dai telefonini, perfettamente sovrapponibili per luoghi e orari.
“Colpito alla testa con un tubo di ferro”
“Quando verso le 18 sono rientrato a casa dal lavoro, li ho visti scappare dalla finestra – ha testimoniato la vittima davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini – d’istinto mi sono lanciato all’inseguimento e ne ho acciuffato uno, identificandomi. Lui allora ha tirato fuori un tubo di ferro e ha cominciato colpirmi in testa, mentre arrivava una Fiat 500 bianca che lo ha caricato a bordo al volo, dandosi alla fuga verso Manziana”.
Un Rolex in cambio dell’alibi
La viterbese, la cui posizione è stata stralciata, sarà processata a parte. Si tratta della giovane che la mattina successiva alla rapina a casa del carabiniere si è recata alla polizia per denunciare il falso furto della Fiat 500 bianca utilizzata dai banditi. Sentendo il fiato degli investigatori sul collo, dopo l’aggressione al carabiniere, i ladri avrebbero incaricato la viterbese, sembra promettendole in cambio 4mila euro e un Rolex d’oro, di recarsi a denunciare il furto della macchina.
Vettura “abbandonata” all’autolavaggio
Peccato che la donna abbia commesso un errore, dicendo che l’auto era stata rubata dai ladri la sera prima mentre era parcheggiata a Roma con la chiave rimasta appesa sullo sportello, quando il Gps dell’assicurazione dava la vettura a Oriolo Romano alla stessa ora. La Fiat 500 bianca, lavata e tirata a lucido probabilmente per cancellare ogni traccia dei banditi, fu trovata il giorno stesso della denuncia “abbandonata” nel parcheggio di un lavaggio auto a Ladispoli.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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