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Viterbo - Secondo la procura, così sarebbero stati portati a lavorare nelle campagne di Castel d'Asso gli operai dei Calevi

Braccianti stipati sui rimorchi in ceste per gli ortaggi e sfruttati nei campi

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Braccianti sfruttati nei campi e stipati sui rimorchi in ceste di plastica per gli ortaggi. Così sarebbero stati portati a lavorare nelle campagne di Castel d’Asso gli operai dei Calevi. 


L'azienda ortofrutticola e nei riquadri Stefano e Alberto Calevi

L’azienda ortofrutticola e nei riquadri Stefano e Alberto Calevi


I due fratelli, come reso noto dalla procuratore capo Paolo Auriemma tramite i carabinieri, sono indagati  in concorso per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con l’aggravante dello stato di bisogno delle presunte vittime, di cui avrebbero approfittato senza farsi scrupoli. 

Nei guai sono finiti in seguito alla denuncia presentata da due “braccianti” che avrebbero deciso di dire basta allo sfruttamento nei campi dell’azienda agricola dei fratelli Stefano e Alberto Calevi, in strada Procoio, nei pressi della famosa necropoli  etrusca di Castel d’Asso. 

Per i due imprenditori viterbesi di 57 e 63 anni, come è noto, è finita con il sequestro preventivo chiesto dalla procura  guidata da Paolo Auriemma, cui ha dato ragione il gip Rita Cialoni, che lo scorso 2 dicembre ha firmato l’ordinanza dispositiva della misura cautelare reale. 

Un arco di tempo di un anno e mezzo quello passato al setaccio dai carabinieri, coordinati dal pm Massimiliano Siddi, da gennaio 2022 a giugno 2023, durante il quale sarebbero state poste in essere condotte illecite non isolate bensì reiterate, anche per quanto riguarda la violazione di norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro.

Gli operai, secondo quanto emerso, sarebbero stati ad esempio accompagnati dalla sede operativa ai campi, a bordo di rimorchi adibiti al trasporto di merci, privi dì sponde e in equilibrio instabile. Spesso in condizioni di pericolo, tra pesanti attrezzature per irrigazione o all’interno di grosse ceste di plastica adibite a contenere ortaggi.

In seguito al sequestro preventivo, l’azienda Calevi sarà affidata a un amministratore giudiziario nominato dal tribunale con l’obiettivo di evitare ripercussioni negative “sui livelli occupazionali dell’impresa o compromettere il valore economico del complesso aziendale” e, contemporaneamente, verificare il ripetersi di altre situazioni di sfruttamento lavorativo.


Lavoratori sfruttati in azienda ortofrutticola

Lavoratori sfruttati in azienda ortofrutticola


I lavoratori, in particolare, sarebbero stati sfruttati tramite la corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali e provinciali comunque sproporzionati rispetto alla quantità e qualità dell’opera prestata.

Per gli operai agricoli inquadrati nel livello “ex addetti alla raccolta prodotti” la retribuzione oraria netta, secondo quanto appurato dalle indagini dei carabinieri coordinati dal pm Massimiliano Siddi, sarebbe stata compresa tra 5 euro e 6,50 euro. Importo quest’ultimo di cui avrebbe “beneficiato” un solo lavoratore. 

Il tutto a fronte di una paga oraria, al netto delle ritenute previdenziali e contrattuali che secondo il contratto provinciale di lavoro di Viterbo avrebbe dovuto essere per gli “ex addetti alla raccolta prodotti” di 6,59 euro fino al 31 maggio 2022, 6,75 euro dal 1 giugno al 31 dicembre 2022 e  6,82 euro dal 1 gennaio 2023. 

Per gli “operai agricoli comuni” e gli “operai agricoli qualificati” la retribuzione oraria netta sarebbe stata compresa tra 6 e 7 euro. Importo quest’ultimo di cui anche per tale categoria di operai avrebbe “beneficiato” un solo lavoratore. 

Ma per gli “operai agricoli comuni” la tariffa oraria sarebbe dovuta essere, sempre secondo Cpl di Viterbo, pari a 7,96 euro fino al 31 maggio 2022, 8,14 euro dal 1 giugno al 31 dicembre 2022 e 8,21 euro dal 1 gennaio 2023. Mentre per gli “operai agricoli qualificati”  sarebbe dovuta essere di 8,24 euro fino al 31 maggio 2022, 8,74 euro dal 1 giugno al 31 dicembre 2022 e 8,81 euro dal 1 gennaio 2023.

Silvana Cortignani


 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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14 dicembre, 2024

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