Tribunale - Rapina gioielleria Bracci - Condannato a 12 anni e 9 mesi, ha trascorso sette anni nel penitenziario sardo di Badd’e Carros a Nuoro
di Silvana Cortignani
Viterbo – Il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato, il cinquantenne originario di Lamezia Terme detto Peppino o Zio, è stato trasferito nel carcere di Fossombrone, destinato prevalentemente al regime di alta sicurezza per detenuti ad altissima pericolosità sociale, in provincia di Pesaro e Urbino.

Il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato
Il 31 gennaio 2o23, il boss è stato condannato in via definitiva a 12 anni e 9 mesi di reclusione e 13.400 euro di multa, per reati commessi a Viterbo con l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso: 46 gli episodi contestati al sodalizio italo-albanese, tra gennaio 2017 a dicembre 2018.
Dopo l’arresto nel blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019 era stato portato in Sardegna, dove ha trascorso gli ultimi sette anni nel carcere di Badu’e Carros, costruito alla periferia di Nuoro a metà del secolo scorso come una fortezza inespugnabile e sormontato da alte barriere.
Adesso Trovato si trova nelle Marche. da dove lunedì ha assistito in collegamento video al processo davanti al collegio per la rapina a mano armata da centomila euro del 14 marzo 2018 alla gioielleria Bracci di piazza del Teatro di cui Giuseppe Trovato sarebbe stato il mandante assieme al ristoratore cinquantenne di origine salernitana Antonio Loria, rispettivamente nei ruoli di pianificatore e basista.
Durante l’udienza sono state acquisite le trascrizioni delle famose conversazioni in dialetto campano di Ignazio Salone, l’autore materiale del colpo, che mentre era detenuto nel carcere di Mammagialla avrebbe incastrato Loria parlando con i parenti.
Ci sono tre telefonate, varie intercettazioni ambientali in automobile e tre colloqui in carcere che, oltre alla difficoltà della lingua, sarebbero risultati anche fortemente disturbati da rumori di sottofondo. Ma i periti, seppure con difficoltà, alla fine ce l’hanno fatta.

Antonio Loria
Oltre a Trovato e Loria, è imputata anche una delle due donne che facevano da palo in macchina sulla salita di Santa Rosa, la trentenne di origine polacca Jenela Grancea, che era incinta al momento del colpo messo a segno per l’appunto da Ignazio Salone con un complice. accusata per l’arma, in concorso col resto della banda.
Trovato è difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, sostituito da Luca Ragonesi. Loria è assistito dal legale Samuele De Santis, In aula il pubblico ministero Paola Conti. Si torna in aula in primavera in autnnno per sentire ulteriori testi dell’accusa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”
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