Viterbo – “Alto criminal” è in carcere da sabato. Si tratta del 39enne della provincia di Viterbo che deve scontare dietro le sbarre una condanna diventata definitiva a 5 anni di reclusione per maltrattamenti aggravati in famiglia ai danni della ex e dell’ex suocero che non perdeva occasione di minacciare di morte perché difendeva la figlia.
Il difensore di parte civile della vittima, avvocato Giuseppe Picchiarelli
Condanna definitiva. L’uomo è finito al Nicandro Izzo il 9 aprile dopo che la cassazione ha bocciato il ricorso contro la sentenza con cui l’anno scorso la corte di appello di Roma aveva confermato la condanna di primo grado che gli era stata inflitta il 24 settembre 2024 dal collegio del tribunale di Viterbo. Alla vittima, una 33enne che si è costituita parte civile con l’avvocato Giuseppe Picchiarelli, è stata riconosciuta una provvisionale di 5mila euro, in vista di un più cospicuo risarcimento in sede civile.
“Io so’ alto criminal, io ti ammazzo”, la minaccia ricorrente al suocero e alla ex. nonostante l’imputato non abbia neanche riconosciuto il figlioletto. “Il giorno che dovevamo andare in comune non si è presentato all’appuntamento e non mi ha mai dato un euro di mantenimento per il bambino”, ha spiegato la 33enne ai giudici del Riello. Nei guai è finito nel mese di settembre del 2023, quando è stato sottoposto al divieto di avvicinamento alla parte offesa, dopo essersi arrampicato sul balcone di cucina ed essere piombato a casa della ex. Per il 39enne processo col giudizio immediato.
Segregata in casa per la paura. Agghiacciante, durante il processo di primo grado, la testimonianza tra le lacrime della persona offesa. “Me lo sono trovato in cucina, dove è entrato dalla finestra arrampicandosi dal balcone”, ha detto dell’imputato, colpito da divieto di avvicinamento e accusato anche di violazione di domicilio. “Vivo reclusa in casa, nonostante il caldo durante l’estate tenevo le finestre serrate per paura di trovarmelo dentro, vado a buttare l’immondizia finché c’è luce perché ho il terrore di trovarlo appostato al buio, sono sicura solo al lavoro perché lì ci sono le telecamere”, ha proseguito.
Fine delle risate beffarde. Imputato un italiano residente in un centro dei Cimini. “Io so’ un criminale, so’ un vip, io ti ammazzo, ti uccido, e mi hanno pagato pure per farti sparì, 30mila euro, occhio con me ce devi gioca’ poco, io so’ alto criminal, de stampo mafioso, bis 41 bis, vatti a informà”, avrebbe detto al suocero in alcuni vocali che si chiudono con una risata beffarda. Sabato la vicenda si è chiusa con il suo ingresso nel penitenziario di Viterbo.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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