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Tribunale - Ha patteggiato il palo-talpa - Vittima della banda dell'Apetto un novantenne

Anziano rapinato con lo spray al peperoncino, 5 anni e mezzo al bandito

di Silvana Cortignani
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Carabinieri - Immagine di repertorio

Carabinieri – Immagine di repertorio

Vetralla – Si è chiuso ieri con una condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione e 1.200 euro di multa il processo all’autore materiale della rapina a un novantenne di Tre Croci, aggredito sei anni fa in campagna con lo spray al peperoncino.

La banda dell’Apetto. Imputato in concorso con il complice che ha fatto da palo, aspettandolo sull’Apetto, un 49enne, difeso dall’avvocato Stefano Billi. È finito ai domiciliari il 16 novembre 2020, arrestato dai carabinieri, per il colpo messo a segno il precedente 13 settembre, alle 17,30, col volto travisato da un cappellino scuro e la bomboletta come arma.

“Soldi per droga e alcol”. Prima che il pm Flavio Serracchiani chiedesse sei anni e due mesi di carcere e 2mila euro di multa, il collegio ha sentito il complice che ha patteggiato a luglio 2022 e poi l’imputato che ha negato tra mille contraddizioni. Il palo, un 54enne assistito dall’avvocato Vania Bracaletti, ha invece ammesso la pianificazione del colpo, “ci servivano soldi per droga e alcol”, e l’azione dell’imputato che “avrebbe dovuto rubare il portafoglio della macchina, invece ha aggredito l’anziano per 200 euro”.

“Eravamo due amici al bar”. Secondo quanto emerso nel corso dell’istruttoria dibattimentale, la coppia di rapinatori aveva trascorso insieme l’intera giornata al bar, sotto gli occhi delle telecamere, prima di muoversi verso la frazione per mettere a segno il colpo. “Ci siamo visti per un caffè e una bevuta”, ha detto l’imputato. 

Rapinatore bastonato dalla vittima. Confermata la reazione della vittima che, per difendersi, ha dato una bastonata al rapinatore che brandiva in mano lo spray urticante, facendogli dei lividi all’avambraccio destro. Sarebbe stato invece il palo-talpa, a individuare il novantenne come obiettivo. “Gli facevo dei lavoretti e un giorno che tagliavo l’erba ho visto che teneva il portafoglio sull’auto”. Invece ce l’aveva nel taschino, per cui è stato aggredito e rapinato.

“Io lavoro col cacciavite”. “Faccio furti in abitazione, non rapine. Lo dimostrano le condanne. “Non sono stato io”, ha insistito l’imputato, senza essere convincente, come dimostrano i 5 anni e mezzo di carcere inflitti in primo grado dal collegio. Con uno “sconto” di otto mesi, dopo avere sentito la difesa. 

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 ottobre, 2026

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