Viterbo – Coppia di imprenditori usurati durante il lockdown, è ripreso da dove si era interrotto il 15 novembre 2022 il processo agli imputati. Ovvero dal controesame della compagna del ristoratore, messa sotto torchio dalla difesa.
Ristoratore che, in base a quanto emerso, avrebbe potuto trovarsi in difficoltà a causa del vizio del gioco, come ha fatto notare alla donna l’avvocato Roberto Massatani, utilizzando il termine tecnico “ludopatia”. Facendo il nome di una decina di persone che gli avrebbero dato somme di denaro prima dei fatti per cui il suo assistito e altre quattro persone furono arrestati nella primavera del 2021.
La presunta “banda” di usurai fu sgominata dai carabinieri. Tra loro un’altra coppia di imprenditori del capoluogo, all’epoca clienti e amici delle future parti offese.
È rivenuta fuori la storia del “giro del pesce”, acquistato all’asta in quantità superiore alle necessità del ristorante e della pescheria di famiglia e rivenduto sottocosto per avere liquidità. “Soldi che non so dove finissero, non nelle attività, che del loro sarebbero state redditizie se i soldi fossero stati lasciati dentro”, ha detto la donna davanti al nuovo collegio, presieduto dal giudice Jacopo Rocchi.
Massatani ha parlato espressamente di “quote”, che sarebbero state proposte dal compagno per investimenti nella compravendita di pesce basso costo.
Massatani difende col figlio Francesco il 51enne di Castel Giorgio, C.C., che avrebbe fatto da mediatore-portavoce tra le vittime e la coppia di imprenditori viterbesi M.B. e M.B., di 46 e 45 anni, entrambi difesi dall’avvocato Massimo Finotto del foro di Terni. Ha patteggiato il fratello dell’uomo, mentre l’altro imputato è un albanese 31enne residente a Terni, A.L., difeso dall’avvocato Fabio Menichetti del foro di Roma.
La testimone avrebbe scoperto tutto solo a settembre 2020, quando si sarebbe impegnata a versare alla coppia 500 euro al giorno per rifondere 170mila euro per un totale di 25mila euro. “Fino a quando l’albanese con un altro non sono venuti al ristorante e hanno dato un cazzotto al mio compagno, dopo di che ho smesso di pagare. L’uomo di Castel Giorgio venne a dirci che facevano sul serio, che stavano cercando gente per farcela pagare e che sarebbe stato meglio proporre alla coppia la dazione di 75mila euro per chiudere i conti. Poi il 5 dicembre 2020 ci fece il gesto della sedia a rotelle. Avevamo paura, siamo rimasti chiusi a casa per una settimana. La situazione era seria”, ha detto.
L’avvocato Finotto, per la presunta coppia di usurai, ha prodotto un contratto in base al quale il ristoratore, il 30 ottobre 2018, si sarebbe impegnato con l’imputata a restituirle in 36 rate mensili la somma di 30mila euro.
La presunta vittima, nel frattempo, nuovamente sentita su alcuni punti anche dal pm Michele Adragna, titolare del fascicolo, ha confermato le minacce: “Di fare violentare me e sua figlia, di stare attenti a mio padre e a suo padre, di badare ché gli albanesi sono pericolosi”.
Ha quindi raccontato del foglietto recapitato dall’imputato difeso da Massatani al compagno: “C’era scritto che la coppia aveva contattato delle persone per gambizzare la figlia del mio compagno e che avevano già preso i soldi. Ma lui non veniva per minacciare, ma per avvisare, per dirci cosa stava succedendo allo ‘studio'”, ha ribadito più volte.
La donna è parte civile con l’avvocato Enrico Valentini, mentre il compagno è assistito dal legale Giovanni Labate.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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