Viterbo – Il prefetto Giovanni Bruno
Viterbo – Ex prefetto indagato con due imprenditori, non luogo a procedere per il depenalizzato reato di abuso d’ufficio e rinvio a giudizio per falso.
Il giudice ha deciso nel pomeriggio, accogliendo per tutti e tre la richiesta di rinvio a giudizio per falso della procura e fissando per il prossimo 8 maggio la prima udienza del processo a Bruno e agli altri due imputati davanti al giudice Giovanna Camillo. Per tutti e tre è stato invece disposto il non luogo a procedere per il reato di abuso d’ufficio, che nel frattempo è stato depenalizzato.
Si è chiusa così l’udienza preliminare davanti al gup Fiorella Scarpato a carico dell’ex prefetto di Viterbo. Oltre a Bruno, difeso dall’avvocato Enrico Valentini, la doppia inchiesta dei pm Massimiliano Siddi e Michele Adragna è finita con la richiesta di rinvio a giudizio anche di due noti imprenditori viterbesi.
Si tratta di Stefano e Lorella Caporossi, titolari della società agricola Parco dei Cimini di Soriano nel Cimino, per la vicenda del rinfresco proibito in tempi di Covid del 24 aprile 2021, difesi dagli avvocati Giovanni Bartoletti e Luigi Mancini. Bruno era invece finito sotto la lente degli investigatori anche per il famoso riconteggio delle schede del 4 ottobre 2021 alle ultime elezioni per il sindaco di Corchiano. Il difensore Enrico Valentini interviene nella videointervista a Tusciaweb sul rinvio a giudizio di Giovanni Bruno e degli altri due indagati, promettendo battaglia al processo che si aprirà la prossima primavera. “Mi sembra una decisione profondamente ingiusta. Ma non ci diamo per vinti e daremo battaglia”, commenta Valentini
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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