Roma – (sil.co.) – Rinviato a giudizio Luigi Sepiacci, il processo si aprirà il 21 ottobre 2025 davanti al collegio del tribunale di Roma.
Era luglio del 2023, quando il nome di Luigi Sepiacci, già presidente dell’Accademia di belle arti di Viterbo, balzava agli onori delle cronache in seguito alla denuncia per violenza sessuale da parte di una studentessa. Le presunte vittime nel frattempo sono diventate tre.
Lo scorso 20 settembre Sepiacci è comparso davanti al gup Alessandra Boffo del tribunale di Roma in seguito alla richiesta di rinvio a giudizio della pm Stefania Stefania, per violenza sessuale pluriaggravata ai danni di altre due donne, che si sono costituite parti civili con gli avvocati Flavia Colavita e Gaetano Di Bartolo.
I fatti sono antecedenti e risalgono al periodo che va da gennaio a maggio 2022. Parti offese due dipendenti dell’Associazione nazionale istituti non statali e di istruzione (Aninsei, affiliata a Confindustria), di cui Sepiacci era presidente fino a fine gennaio quando si è dimesso in seguito all’avviso di fine indagini, seguito a marzo dalla richiesta di rinvio a giudizio.
Le presunte vittime sarebbero state entrambe molestate sessualmente dal presidente Sepiacci, loro datore di lavoro.
Il 77enne è difeso di fiducia dall’avvocato Domenico Di Tullio, che a settembre chiese il rinvio dell’udienza per decidere sull’eventuale richiesta di riti alternativi e questa mattina ha optato invece per l’ordinario, chiedendo il non luogo a procedere.
Il gup Boffo ha invece concordato con la richiesta di rinvio a giudizio della procura, fissando al 21 ottobre dell’anno prossimo la prima udienza del processo.
Nel frattempo il processo viterbese, che si è aperto a gennaio, entrerà nel vivo il 19 novembre davanti al collegio con la testimonianza della studentessa, parte civile con l’avvocato Dominga Martines, che assiste anche l’altra parte civile, ovvero l’associazione Ponte Donna.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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