Viterbo – Rissa nel sangue a Mammagialla, la presunta vittima non è mai stata sentita in tribunale. Per questo vogliono che la parte offesa sia ascoltata come testimone al processo, i difensori dei sei imputati di tentato omicidio per il ferimento di un detenuto finito a Belcolle con la testa fracassata a sgabellate, in seguito ai gravissimi disordini scoppiati all’interno del carcere il 28 ottobre 2016. Per loro il reato potrebbe essere riqualificato in lesioni aggravate, con la conseguente estinzione per prescrizione.
Polizia penitenziaria
La vittima, un detenuto attualmente recluso nel carcere di Pescara, fu trasferito d’urgenza in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale di Viterbo e ricoverato in prognosi riservata a causa della profonda lesione riportata al cranio, si è costituita parte civile per i danni. Ma in base a quanto emerso durante il processo, ripreso questo martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli, la parte offesa potrebbe non avere mai rischiato la vita, nel qual caso verrebbe meno l’accusa di tentato omicidio.
Ieri, nel frattempo, a causa dell’incompatibilità di uno dei tre giudici del collegio, è slittata a dicembre l’unificazione della posizione del sesto imputato, stralciata a suo tempo in quanto irreperibile al momento del rinvio a giudizio.
Si è poi scoperto che l’allora detenuto, di nazionalità romena, rimesso in libertà in Italia, era finito recluso in un carcere del suo paese, dove sta tuttora scontando una pena e da dove è stato disposto che possa presenziare in videoconferenza al procedimento in corso a Viterbo.
Tra gli imputati c’è anche un pluripregiudicato legato al mondo dello spaccio e alla criminalità organizzata di Tor Bella Monaca, il boss quarantenne G.M..E c’è anche un pregiudicato quarantenne tunisino residente a Viterbo, arrestato anche di recente, lo scorso 9 marzo, mentre tentava di darsi alla fuga dopo avere rubato una borsa dal veicolo parcheggiato da un’italiana in via della Palazzina.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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