Viterbo – Nel vivo con la testimonianza della vittima il processo viterbese all’ex direttore e docente dell’Accademia di belle arti , 77 anni, accusato di violenza sessuale in seguito alla denuncia di una studentessa. Nel frattempo la sua posizione si alleggerisce, avendo la parte offesa rimesso la querela e revocato la costituzione di parte civile.
Parte offesa una 24enne del comprensorio di Civita Castellana, che nella tarda mattinata del 20 febbraio 2023 avrebbe, secondo il suo racconto, dovuto fare i conti nel suo ufficio con le pesanti attenzioni dell’imputato, cui aveva chiesto aiuto in seguito alla bocciatura subita all’ultimo esame prima della laurea, in programma appena tre giorni dopo, il 23 febbraio dell’anno scorso.
“Dammi un motivo in più”, le avrebbe ripetuto più volte, portandosi la mano della ragazza sulle parti intime.
Capito che non era cosa, Sepiacci avrebbe rinunciato, fissandole la ripetizione dell’esame la mattina del giorno previsto per la discussione della tesi, in modo da evitarle un rinvio della laurea. La studentessa, nel frattempo, aveva già inviato a un’amica un proprio selfie in lacrime, scattato nell’ufficio del direttore, nonché detto delle molestie subite al fidanzato dell’epoca, riferendo l’accaduto ai genitori non appena tornata a casa.
“Quella mattina dovevo sostenere l’ultimo esame prima della laurea, ma è andato male. Al che sono scoppiata a piangere, supplicando il docente di aiutarmi a trovare una soluzione, altrimenti avrei dovuto rinviare la laurea a giugno. Mi sono sentita crollare il mondo addosso, era tutto pronto per i festeggiamenti”. ha spiegato la giovane al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi.
L’udienza si era aperta con la remissione di querela da parte della 24enne, assistita dall’avvocato Dominga Martines che ha revocato la costituzione di parte civile, così come l’associazione Ponte Donna, avendo nel frattempo le parti raggiunto un accordo in relazione al risarcimento.
“Il docente mi disse che lui non poteva fare niente, chiamando il direttore Luigi Sepiacci, che mi ha portata nel suo ufficio, dove mi ha fatto accomodare davanti alla sua scrivania, sedendosi sulla poltrona al mio fianco, con fare molto paterno”, ha sottolineato la parte offesa, spiegando che il direttore le aveva messo una mano sulla schiena, impegnandosi con tono consolatorio a trovare “una soluzione”.
Dopo di che le avrebbe messo una mano sulla gamba, si sarebbe toccato i genitali e le avrebbe preso la sua mano, portandosela sul pene. “Intanto mi ripeteva ‘dammi un motivo in più’. Lì ho capito che la sua priorità non era aiutarmi. Sono scoppiata nuovamente in lacrime, dicendogli che avrei spostato la laurea. Lui continuava, non so se fosse eccitato, era sereno, parlava con un tono di voce pacato e tranquillo, come se fosse normale. Quando ha capito che era inutile, è andato a chiamare il docente e tornando con lui mi ha detto che avrei potuto sostenere di nuovo l’esame la mattina della laurea e discutere la tesi il pomeriggio, consegnando le tavole e le altre integrazioni per cui non avevo superato l’esame. Due giorni dopo è stato lui a proclamare la laurea, poi non l’ho più visto”, ha proseguito.
I difensori Giovanni Labate e Domenico Di Tullio hanno molto insistito sui luoghi e sulla dinamica delle molestie, ma anche sui circa 4mila euro di rette arretrate che la 24enne avrebbe dovuto saldare e sul viaggio in Asia che la giovane ha fatto dopo la laurea.
Il pm Michele Adragna ha sottolineato come la parte offesa abbia comunicato praticamente in tempo reale le molestie all’amica e al fidanzato, inviando loro foto e messaggi sia scritti che vocali tramite Whatsapp, riferendo subito anche ai genitori l’accaduto. “Voleva che gli facessi qualcosa, mi metteva la mano sul suo pene, non sto scherzando”, avrebbe detto all’amica e al fidanzato, che sarà sentito, sotto shock per quanto appena accaduto, nell’arco di una ventina di minuti.
“Ero paralizzata, ghiacciata, non ho avuto la prontezza di levare la mano, me l’ha tenuta sul suo pene per qualche minuto”, ha concluso la giovane, che già la settimana successiva è stata ascoltata a sommarie informazioni dai carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo, quindi si è decisa a sporgere la querela rimessa ieri contestualmente alla revoca della costituzione di parte civile con l’associazione Ponte Donna. Sepiacci, per la cronaca, dopo la denuncia, si è dimesso dall’incarico il successivo 15 marzo.
Il processo riprenderà il 17 dicembre. Inizierà invece il 21 ottobre 2025 il processo romano, in cui Sepiacci è imputato di violenza sessuale pluriaggravata i danni di due dipendenti ell’Associazione nazionale istituti non statali e di istruzione (Aninsei, affiliata a Confindustria), di cui Sepiacci era presidente fino a fine gennaio quando si è dimesso in seguito all’avviso di fine indagini, seguito a marzo dalla richiesta di rinvio a giudizio.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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