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Viterbo - Gli imprenditori Stefano e Alberto sono accusati di sfruttamento del lavoro - Il quadro emerso dalle indagini dei carabinieri coordinate dalla procura della repubblica sull'azienda ortofrutticola sequestrata ieri

Al lavoro nei campi senza stop e senza indumenti adatti, indagati i fratelli Calevi

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Viterbo - Stefano Calevi

Viterbo – Stefano Calevi


Viterbo – Al lavoro nei campi senza stop, sotto la pioggia e senza una paga adeguata. Turni di 12 ore al giorno senza indumenti idonei e trasportati sui mezzi agricoli in scarse condizioni di sicurezza. È quanto sarebbe emerso dalle indagini dei carabinieri, coordinati dalla procura della repubblica di Viterbo, che, dopo mesi e mesi di raccolta dati e testimonianze, hanno sequestrato in maniera preventiva l’azienda ortofrutticola Fratelli Calevi. I due fratelli Stefano e Alberto Calevi sono indagati.

Viterbo - Alberto Calevi

Viterbo – Alberto Calevi


L’accusa per i due imprenditori è di sfruttamento del lavoro e gli elementi raccolti si riferirebbero al periodo che va tra l’inverno del 2022 e l’estate del 2023. In azione i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Viterbo, con il supporto del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro.

L’ordinanza di sequestro preventivo è stata emessa dal gip di Viterbo Rita Cialoni “nei confronti di due imprenditori agricoli del posto – riporta la nota della procura -, soci di un’azienda operante nel settore ortofrutticolo, per l’ipotesi delittuosa di sfruttamento del lavoro”.

“Secondo le risultanze investigative – riporta ancora la nota della procura -, condivise dal gip, nel periodo compreso tra l’inizio del 2022 e l’estate del 2023, gli imprenditori – chiamati a rispondere in concorso tra loro del delitto di cui all’art. 603 bis co. 1 n. 2, co. 3 n. 1-2-3, co 4 n. 1-3 del codice penale – hanno assunto alle proprie dipendenze numerosi cittadini stranieri (prevalentemente provenienti da paesi extra Ue), sottoponendoli a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.


In particolare, gli operai impiegati nella lavorazione dei campi sono stati costretti a sottostare a condizioni lavorative caratterizzate da: lunghissimi turni di lavoro (dall’alba al tramonto, anche fino a dodici ore al giorno), talvolta anche con esposizione alle intemperie; mancata fruizione del riposo settimanale, delle ferie e del periodo di malattia retribuito; calcolo delle retribuzioni in modo palesemente difforme da quelle previste dai contratti nazionali e provinciali; corresponsione della parte ‘in nero’ mediante contanti”.

Ai lavoratori non sarebbe nemmeno stato assegnato il vestiario adatto a quel tipo di lavoro usurante. E gli spostamenti a bordo dei mezzi agricoli non avrebbero rispettato le adeguate norme di sicurezza.

Le indagini, infatti, avrebbero permesso di documentare “la mancata assegnazione ai lavoratori di calzature e indumenti idonei da utilizzare in caso di pioggia e l’assenza delle condizioni di sicurezza durante il loro spostamento a bordo di mezzi agricoli, con conseguente rischio per la loro incolumità” viene sottolineato dalla procura.

Viterbo - L'azienda agricola fratelli Calevi

Viterbo – L’azienda agricola fratelli Calevi


Dopo il sequestro preventivo l’azienda Calevi sarà affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal tribunale con l’obiettivo di evitare ripercussioni negative “sui livelli occupazionali dell’impresa o compromettere il valore economico del complesso aziendale” e, contemporaneamente, verificare il ripetersi di altre situazioni di sfruttamento lavorativo.

Dura la reazione da parte dei sindacati. “È inaccettabile che ci siano lavoratori costretti a condizioni di lavoro disumane, trattati come schiavi” hanno commentato, tra gli altri, Stefania Pomante (Cgil) e Marco Nati (Flai Cgil).


Articoli: Luigi Telli e Roberta Leoni Rifondazione Comunista (Sinistra Europea): “Sistema disumano e ingiusto, vicinanza ai lavoratori costretti a lavorare nelle campagne con turni massacranti…”  – Stefano Morea (Flai Cgil Roma e Lazio): “Un sistema che lucra e cerca il massimo guadagno dalle braccia di chi lavora” – Pomante (Cgil) e Nati (Flai Cgil): “Inaccettabile che ci siano lavoratori costretti a condizioni di lavoro disumane, trattati come schiavi” – Lavoratori sfruttati nei campi, turni da 12 ore al giorno anche sotto l’acqua e senza riposi


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 dicembre, 2024

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