Viterbo – (sil.co.) – Al via davanti al giudice Jacopo Rocchi il processo al “pescatore”, in carcere dallo scorso 20 giugno, in seguito all’aggravamento della misura, per avere prima picchiato la convivente di 25 anni durante una battuta di pesca in notturna sul lago di Bolsena e averne poi aggredito il padre e il fratello che, in seguito all’allontanamento, gli impedivano di vederla.
I due episodi risalgono al 13 e al 27 maggio dell’anno scorso, quando fu arrestato prima dai carabinieri e poi dalla polizia. Protagonista un 33enne del capoluogo, difeso dall’avvocato Francesca Bufalini, accusato di maltrattamenti in famiglia, stalking, danneggiamento e altri reati tra cui la resistenza a pubblico ufficiale per avere minacciato i carabinieri di Grotte di Castro di farli punire dai suoi amici della criminalità organizzata, pretendendo di salire sull’ambulanza con la parte offesa, costretta a ricorrere alle cure dei sanitari dopo che le aveva spezzato un polso provocandole una frattura.
Contro l’imputato si sono costituiti parte civile con l’avvocato Stefano Billi sia la ex che tutti i suoi familiari, ovvero padre, madre e il fratello che non aveva ancora compiuto 18 anni il giorno dell’aggressione. Per prima saranno sentiti i genitori e la 25enne, in un secondo tempo, se sarà necessario, il fratello che per l’appunto era minorenne all’epoca dei fatti.
Il processo entrerà nel vivo il prossimo mese di aprile. Il 33enne, nel frattempo, è imputato anche davanti al collegio, per maltrattamenti ed estorsione aggravata ai danni dei suoi genitori.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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