Viterbo – (sil.co.) – Doppio processo per il “pescatore”: giudizio immediato e rinvio a giudizio. È il 33enne viterbese arrestato due volte in pochi giorni per avere picchiato la ex e i suoi familiari, il 13 maggio dai carabinieri e il 27 maggio dalla polizia. Il 20 giugno è finito in carcere.
Polizia e carabinieri
Imputato due volte il 33enne viterbese arrestato due volte in pochi giorni per avere picchiato la ex e i suoi familiari, il 13 maggio dai carabinieri e il 27 maggio dalla polizia.
Rilasciato la prima volta e sottoposto ai domiciliari col braccialetto la seconda, il 33enne, incensurato, il 20 giugno è finito al “Nicandro Izzo” di Viterbo in seguito all’aggravamento della misura perché avrebbe continuato con le minacce di morte via social.
Lo scorso 26 settembre è stato rinviato a giudizio dal gup per avere picchiato la ex durante la battuta di pesca in notturna sul lago di Bolsena del 13 maggio, mentre il gip del tribunale di Viterbo ha accolto la richiesta di giudizio immediato per le botte ai familiari di due settimane dopo. I processi si apriranno rispettivamente a novembre e gennaio.
Passato alla storia come “il pescatore”, per avere gonfiato di botte la ex con una prognosi di 30 giorni, perché aveva perso un pesce durante una battuta in notturna sul lago di Bolsena, a Grotte di Castro, nel giro di un mese è mezzo si è trovato dietro le sbarre. Il 13 maggio, all’arrivo dei soccorsi, aveva cercato di far scendere la vittima dall’ambulanza e detto ai carabinieri “sono un pluripregiudicato cresciuto a Tor Bella Monaca, non mi fate paura”.
Il 33enne è difeso dall’avvocato Francesca Bufalini. Vittima una ragazza molto più giovane, una 21enne con cui, nonostante la differenza di età, conviveva già da circa un anno, pochi mesi dopo l’inizio della relazione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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