Viterbo – (sil.co.) –Coppia d imprenditori vittima di una banda di strozzini durante il lockdown, ieri è stato sentito il ristoratore: “Gli usurai hanno minacciato di far stuprare mia figlia e farla finire sulla sedia a rotelle”.
Il pm Michele Adragna
Finora era stata ascoltata solo la moglie. C’erano volute due udienze a distanza di oltre un anno l’una dall’altra, il 15 novembre 2022 e il 27 febbraio 2024.
Il ristoratore presunta vittima di una banda di usurai tra cui una coppia di imprenditori – parte civile con l’avvocato Giovanni Labate – ha riferito al pm Michele Adragna come sia stato minacciato dello stupro della figlia (“la faremo stuprare e finire su una sedia a rotelle”), picchiato fuori del locale di pesce da un albanese che gli ha dato un pugno, spennato di migliaia e migliaia di euro dagli imputati.
“Tutto è partito da dei vecchi debiti di gioco, di quando ero ancora ludopatico. Volevo levarmi tutte le pendenze, per cui ho cominciato con l’operazione del pesce venduto sottocosto, che presto si è rivelata fallimentare. Allora, per avere liquidità, ho proposto agli imputati, che erano clienti del mio ristorante, di investire 10mila euro, restituendone loro 15mila a distanza di un mese. A quel punto, visto il risultato, si sono attivati e sono entrato in una spirale di prestiti, ricatti e minacce”, ha detto, ripercorrendo il calvario che lo ha spinto a denunciare, quando ha temuto per l’incolumità propria e dei propri cari.
Imputati un tatuatore e la moglie, di 46 e 47 anni, un 52enne di Castel Giorgio e un albanese di 32 anni residente a Terni. Vittime, un ristoratore e la compagna che all’epoca gestiva una pescheria, parti civili con gli avvocati Giovanni Labate e Enrico Valentini. Gli iniziali cinque imputati, uno dei quali ha patteggiato una pena definitiva di un anno e otto mesi, furono arrestati quattro anni fa nel corso di un blitz dei carabinieri, scattato all’alba del 26 aprile 2021.
L’avvocato Roberto Massatani difende col figlio Francesco il 52enne di Castel Giorgio, C.C., che avrebbe fatto da mediatore-portavoce tra le vittime e la coppia di imprenditori viterbesi M.B. e M.B., di 47 e 46 anni, entrambi difesi dall’avvocato Massimo Finotto del foro di Terni. Ha patteggiato il fratello dell’uomo, mentre l’altro imputato è un albanese 33enne residente a Terni, A.L., difeso dall’avvocato Fabio Menichetti del foro di Roma.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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