Salvatore Bramucci con la moglie Elisabetta Bacchio, mandante dell’omicidio del marito
Secondo i giudici, gli imputati hanno pianificato il delitto con cura, scegliendo il momento più favorevole per colpire la vittima “in condizioni di spazio e tempo tali da evitare testimoni e consentire un sicuro allontanamento”. I colpi sono stati sparati “a raffica e in parti vitali”, con un’azione che la Corte definisce “senza errore e senza margine di difesa”.
I principali imputati – Sabrina e Elisabetta Bacchio, Tonino Bacci e Lucio La Pietra – sono stati ritenuti responsabili a vario titolo dell’ideazione, programmazione ed esecuzione dell’omicidio. Le sorelle Bacchio, secondo la sentenza, hanno ideato e pianificato il delitto; Bacci e La Pietra lo hanno eseguito materialmente. Le pene inflitte: 28 anni a Bacci, 27 a La Pietra, 24 a ciascuna delle sorelle Bacchio.
Ruolo meno centrale ma comunque determinante per Constantin Dan Pomirleanu (20 anni) e Alessio Pizzuti (18 anni), che hanno partecipato ai sopralluoghi, favorito i contatti tra gli esecutori e – nel caso di Pomirleanu – fornito anche il furgone per lo spostamento.
La Corte ha escluso per entrambi l’attenuante della “minima importanza”: “Senza il furgone di Pomirleanu – scrivono i giudici – non ci sarebbe stata l’azione a Soriano”, mentre Pizzuti è indicato come l’uomo che ha “completato il gruppo di fuoco”.
Tutti e sei gli imputati sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, sospesi dalla responsabilità genitoriale e condannati al pagamento delle spese processuali.
A partire da sinistra dall’alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci
Sono state accolte le richieste delle parti civili. La Corte ha riconosciuto provvisionali per 50 mila euro a Mascia Bramucci, figlia della vittima, e 25 mila al fratello Isolino, oltre a 7 mila euro ciascuno per le spese legali.
Infine, è stata disposta la trasmissione degli atti alla procura per valutare il reato di falsa testimonianza a carico di otto testimoni, tra cui parenti e conoscenti degli imputati, che avrebbero fornito versioni “reticenti o dichiaratamente false”.
Ora le difese sono pronte a fare appello. Stessa cosa può fare il pm che aveva chiesto quattro ergastoli e due condanne a 24 e 18 anni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.













