Fabrica di Roma – (sil.co.) – Lite tra cognati finita nel sangue, è stato un massacro. Davanti al gip Fiorella Scarpato, che lo ha interrogato nel carcere di Mammagialla, il trentenne Dumitriel Daniel Ene. È accusato di omicidio in seguito alla morte di Valentin Ionut Crisan, l’operaio ceramico stramazzato a terra in strada senza vita, la sera di sabato 26 luglio, mentre la madre e la sorella lo stavano portando in ospedale dopo un feroce pestaggio.
Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan
Il pubblico ministero Paola Conti, in attesa dell’esito dell’autopsia affidata in mattinata al medico legale Benedetta Baldari, ha spiccato l’accusa più grave nei confronti di Ene, che in preda ai fumi dell’alcol avrebbe ripetutamente colpito il cognato durante un violento litigio scoppiato all’interno dell’abitazione di via San Rocco, nel centro del paese, dove la famiglia stava trascorrendo la serata in occasione di un compleanno.
Il presunto omicida, difeso da Marco Borrani, è già a processo davanti al collegio per maltrattamenti aggravati e stalking ai danni della sorella della vittima che, oltre ad avere rimesso la querela consentendogli di essere rimesso in libertà, all’udienza del 3 giugno ha fatto di tutto per ridimensionare le accuse, ammettendo di avere anche tolto la sua parte di braccialetto elettronico, disposto assieme all’allontanamento e al divieto di avvicinamento. La pm, con l’occasione, due mesi fa ha chiesto un aggravamento della misura con gli arresti domiciliari, sospettando pressioni sulla donna da parte dell’imputato e dei suoi familiari.
Omicidio di Fabrica di Roma – Il luogo dove è stata trovata morta la vittima
Interrogato dalla pm subito dopo il fatto e oggi dal gip, il presunto omicida ha ammesso la colluttazione: “Ci siamo presi a pugni”. “Il mio assistito è molto scosso, non appena saputo della morte, avvenuta a circa un chilometro dall’abitazione, è stato lui stesso a consegnarsi ai carabinieri di via Roma”, spiega l’avvocato Borrani, che ha chiesto la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari, su cui il giudice si è riservata.
Spetta ora all’anatomopatologa nominata dalla procura stabilire se esiste un nesso causale tra quelle botte che sarebbero state reciproche e la morte della vittima. Una ulteriore consulenza medico legale, affidata sempre a Baldari, riguarda invece le lesioni riportate dall’arrestato.
Per chiarire il movente e la dinamica dei fatti, oggi sono state convocate in procura come parti offese la madre e la sorella della vittima, compagna dell’arrestato, assistite dall’avvocato Walter Pella.
Crisan lascia la compagna e una bimba di 5 anni, mentre il cognato Ene, arrestato per la sua morte, è padre di un bimbo di otto mesi, per l’appunto nipote diretto della vittima, la cui sorella era incinta di 18 settimane quando, il 21 giugno 2024, sarebbe stata picchiata in macchina dal sospetto omicida a Vasanello, di rientro da Fabrica di Roma, chiedendo aiuto a un passante. È l’episodio da cui è scaturito il processo in corso.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”
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