Vallerano – L’omicida di Fabrica di Roma, ieri, è stato condannato dal collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi a cinque anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti aggravati dalla stato di gravidanza della ex e lesioni aggravate. La pm Aurora Mariotti aveva chiesto una condanna a sette anni di carcere.
Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan
Imputato Dumitriel Daniel Ene, il 33enne d’origine romena, ma residente in Italia da venti anni, in carcere da ciqnue mesi per omicidio preterintenzionale, difeso dall’avvocato Marco Borrani del foro di Roma.
La sera che ha picchiato a sangue in macchina la compagna incinta, sulla strada tra Fabrica di Roma e Vallerano, all’arrivo dei carabinieri si è asserragliato nella loro casa di Vallerano per due ore prima che il comandante della stazione riuscisse a convincerlo a uscire. Era il 21 giugno 2024 e a distanza di poco più di un anno, lo scorso 26 luglio, a Fabrica di Romam ha ucciso il cognato durante una lite perché la vittima stava difendendo la sorella.
Ha testimoniato per la figlia la madre di Valentin Ionut Crisan, morto la scorsa estate mentre veniva portato in ospedale in seguito al violento pestaggio da parte dell’imputato. La donna, trovandosi a pochi metri dall’assassino del figlio, è scoppiata in lacrime, prima di ricostruire i rapporti della coppia, da cui un anno fa è nato un bambino.
Di minacce e ricatti da parte dell’imputato in carcere e dei suoi familiari per farle rimettere la querela ha invece parlato uno dei militari della compagnia di Civita Castellana, cui la donna, incinta all’ottavo mese, nel settembre 2024, ha confidato i veri motivi per cui aveva ritirato la denuncia, rifiutandosi di metterli a verbale per paura di ritorsioni e di essere lasciata sola a crescere il nascituro.
Il comandante della stazione di Vignanello ha invece ricostruito come la sera del 21 giugno 2024 l’allarme sia scattato grazie a due privati cittadini che avevano visto l’imputato in macchina con la compagna che perdeva copiosamente sangue dal volto e che veniva rimessa con la forza dentro l’abitacolo dopo un tentativo di fuga. Sono stati i militari a chiamare il 118 dopo aver trovato la vettura sotto casa della coppia intrisa di sangue e lei col volto tumefatto. Il 33enne invece si è barricato due ore in casa minacciando di accoltellarsi o gettarsi di sotto, prima che il militare riuscisse a convincerlo a desistere dopo una trattativa durata due ore.
L’imputato, durante l’esame, ha provato a dirsi dispiaciuto per la morte del cognato, mentre della compagna ha riferito che lui voleva chiudere, ma che lei lo faceva sentire in colpa per via della gravidanza, negando di averla picchiata in macchina. “Era lei alla guida e stavamo litigando perché era gelosa della mia ex moglie, per cui all’improvviso ha frenato ed è andata a sbattere con la faccia sul volante, perdendo sangue dal naso”, ha riferito, fornendo la sua versione.
La coppia ha convissuto da gennaio 2024 allo scorso 26 luglio, giorno della tragedia. Lei aveva continuato a viver con lui nonostante l’allontanamento col braccialetto e un anno fa avevano festeggiato insieme il battesimo del figlioletto.
Per la morte del cognato Valentin Ionut Crisan, intanto, il 32enne è in attesa della chiusura dell’inchiesta a suo carico per omicidio preterintenzionale, per la quale si attende il deposito dell’autopsia disposta dal pm Paola Conti.
Silvana Cortignani
Articoli: Uccise il cognato, omicida in aula per maltrattamenti alla sorella della vittima – Perdonato dalla ex le uccide il fratello, rinviato il processo per violenza domestica – In carcere per l’omicidio del cognato, slitta il processo per le botte alla compagna – “Picchiata mentre guidavo ed ero incinta”, ma in tribunale ritratta ogni accusa
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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