Fabrica di Roma – (sil.co ) – Morto dopo essere stato massacrato a pugni dal cognato: “Voleva proteggere la sorella, dal compagno violento”. Sono state la madre e la sorella della vittima a ricostruire ieri in procura gli ultimi istanti di vita di Valentin Ionut Crisan, secondo la procura ucciso dal cognato Dumitriel Daniel Ene.
Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan
Accusato di averle ucciso il fratello a suon di botte, se lo sarebbe ripreso in casa nonostante un processo in corso per maltrattamenti aggravati e stalking e nonostante l’allontanamento e il divieto di avvicinamento. È la sorella della vittima e compagna dell’arrestato per omicidio, nella cui abitazione sabato sera c’era stata una festa di compleanno prima della tragedia.
Il fratello Valentin Ionut Crisan, finita la festa, si sarebbe trattenuto nell’appartamento di via San Rocco, a Fabrica di Roma, preoccupato di proteggere la sorella, che si era rimessa con lui dopo averlo denunciato, per via dello stato di ubriachezza e dall’aggressività del cognato, Dumitriel Daniel Ene, padre di suo nipote, un bimbo di appena otto mesi, figlio della coppia. Ene, trentunenne senza un’occupazione fissa, avrebbe problemi di alcol e gioco d’azzardo, nonché precedenti per droga.
Ene e la sorella della vittima – una 35enne già mamma di una bimba di dieci anni – avrebbero iniziato a frequentarsi all’inizio del 2024. Lei lo ha denunciato il 21 giugno dell’anno scorso, quando l’avrebbe picchiata in macchina mentre lei era al volante, incinta di 18 settimane, con una prognosi di 15 giorni, in quanto arrabbiato per avere perso 140 euro alle slot machine.
Il processo è entrato nel vivo lo scorso 3 giugno quando la donna, davanti al collegio, ha ridimensionato le accuse, dicendo di aver rimesso la querela a settembre e di esserti tolta la sua parte di braccialetto. “Abbiamo fatto pace e ci siamo rimessi insieme, voglio che nostro figlio abbia un padre e una madre”, ha riferito, nonostante secondo l’accusa lui avesse minacciato di ucciderla e di uccidersi, se lei avesse chiamato i carabinieri e lo avesse lasciato. La pm, per la cronaca, ha chiesto un aggravamento della misura, con gli arresti domiciliari, sospettando pressioni. Prossima udienza a gennaio.
Omicidio di Fabrica di Roma – Il luogo dove è stata trovata morta la vittima – L’intervento dei carabinieri
Sabato scorso la madre della 35enne, entrando nella stanza dove dopo la festa erano rimasti solo i due cognati, avrebbe trovato il figlio seduto su una sedia con lo sguardo fisso. Ene, da dietro, lo avrebbe spinto scaraventandolo sul pavimento e avrebbe cominciato a picchiarlo selvaggiamente alla presenza della madre della vittima, riempiendolo di pugni, sembra addirittura fasciando la mano destra con delle bende da pugile per colpire più forte.
Valentin Ionut Crisan è morto poco dopo, a un chilometro e mezzo di distanza, mentre la madre e la sorella lo stavano accompagnando in ospedale, da Fabrica di Roma all’Andosilla di Civita Castellana.
Gli ultimi momenti di vita dell’uomo, un operaio ceramico, benvoluto da tutti in paese, sposato e padre di una bimba di 5 anni, legatissimo alla famiglia, sono stati ricostruiti ieri da madre e sorella in procura, davanti alla pm Paola Conti, assistite come parti offese dall’avvocato Walter Pella.
Sempre ieri, Ene è stato sottoposto in carcere all’interrogatorio di garanzia da parte del gip Fiorella Scarpato, che si è riservata sui domiciliari chiesti dal difensore Marco Borrani. “Il mio assistito è molto scosso, ha ammesso la colluttazione col cognato, ma lo ha visto andare via in auto con la madre. Non appena saputo della morte, è stato lui stesso a consegnarsi ai carabinieri”, ricorda il legale.
Il medico legale Benedetta Baldari, nominata come consulente della procura dalla pm Paola Conti, si è presa sessanta giorni per il deposito dell’autopsia. È stata incaricata anche di accertare il tipo di lesioni riportate dall’indagato durante la colluttazione, tra cui un’ampia ferita sul dorso di una mano, forse frutto di uno dei pugni sferrati nella colluttazione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”
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