Viterbo – (sil.co.) – Entrerà nel vivo tra aprile e luglio quel che resta del maxi processo alla banda di Ignazio Salone, il pluripregiudicato 54enne d’origine campana accusato con altri sei imputati di di una cinquantina di furti e rapine messi a segno tra la fine del 2003 e il 2010 nell’Alta Tuscia e sul litorale.
Tribunale di Viterbo – Un’aula
Lo scorso 9 febbraio, il collegio ha dichiarato estinti per prescrizione i reati di furto, ma a carico dei sette imputati restano in piedi le accuse relative a una serie di rapine aggravate in concorso, per cui alla prossima udienza saranno sentite le ultime tre parti offese. In estate, invece, saranno sentiti come testimoni poliziotti e carabinieri che si sono occupati delle indagini.
Rapina in canonica nel Ferrarese. Tra le vittime un sacerdote, parroco di Bondeno, un paese in provincia di Ferrara. Privo di scrupoli e senza pietà, la notte del 21 novembre 2004 Salone avrebbe dato l’assalto alla canonica, legando e rapinando di 1500 euro il parroco dopo averlo brutalmente colpito e tenuto per ore sotto sequestro. Anche per questa rapina, come per altre commesse a Mantova e a Varese, è attualmente sotto processo a Viterbo, dove si sono riuniti tutti i procedimenti a suo carico.
Tabaccaia borseggiata nel Mantovano. Il 19 febbraio 2020, a ridosso del lockdown per l’epidemia di Covid, il collegio del tribunale di Viterbo aveva ascoltato un’altra delle vittime, una testimone venuta da lontano, una tabaccaia oggi 58enne di Bondeno Gonzaga, in provincia di Mantova, rapinata la sera del 27 ottobre 2004 mentre con la figlia di 8 anni tornava a casa con l’incasso, da banditi che dopo averle strappato la borsa sono scappati a bordo di una Bmw.
Il difensore Remigio Sicilia
Tabaccaia scippata a Montalto di Castro. Pochi mesi dopo un’altra tabaccaia, oggi 71enne, è stata rapinata con modalità analoghe a Montalto di Castro. Era una sera di febbraio del 2005: “Tornavo a casa a piedi dopo avere chiuso quando da dietro mi hanno afferrato la borsa. Pensavo a uno scherzo di mio marito, invece era un rapinatore che mi ha strattonato e siccome non mollavo la presa mi ha spinta per terra. Davanti ce n’era un altro, ma ero in una stradina buia, non li ho visti in faccia. Dopo il colpo sono scappati a bordo di una vespetta”, ha raccontato.
Assalto al supermercato di Montalto. Sempre sei anni fa, un altro testimone, all’epoca dei fatti titolare del Conad di Montalto di Castro, all’interno del quale, il 6 marzo 2004, fecero irruzione almeno due banditi a volto travisato, mettendo a segno una rapina da 2500 euro. “Io ero alla gastronomia e sentendo le urla mi sono nascosto sotto il bancone assieme a un cliente che aveva con sé un bambino. Poi ho saputo dal cassiere che lo hanno minacciato con una pistola e siccome non era abbastanza svelto ad aprire la cassa gli hanno dato uno scappellotto perché si sbrigasse”, ha detto.
Colpo in villa a Valentano. La rapina più feroce sarebbe stata messa a segno il 14 dicembre 2003 a Valentano, un colpo in villa da 152mila euro in preziosi e contanti. Vittime due coniugi minacciati con coltelli e cacciavite. Marito e moglie sarebbero stati colti di sorpresa nel sonno da quattro rapinatori, uno dei quali Salone, che nel cuore della notte avrebbero fatto irruzione nell’abitazione, situata in una zona residenziale nell’immediata periferia del centro abitato. Per entrare avrebbero forzato la zanzariera di una finestra situata al pianoterra.
Obbligati ad aprire la cassaforte. I banditi, armati e incappucciati, avrebbero circondato e minacciato i coniugi puntando contro di loro dei coltelli e dei cacciavite per farsi consegnare tutti i contanti che avevano in casa, pari a una somma di circa duemila euro. Dopo di che li avrebbero obbligati ad aprire la cassaforte, svuotandola di tutto il contenuto, gioielli per un ammontare di 150mila euro. Infine, prima di darsi alla fuga, avrebbero chiuso a chiave le vittime in camera da letto, in modo da ritardare l’allarme.
Pali marito e moglie della Teverina. Ad aspettare il quartetto degli esecutori materiali del colpo in macchina, all’esterno, ci sarebbero stati due pali, anche loro marito e moglie, una coppia residente in un centro della Teverina nota alle cronache giudiziarie per avere messo a segno innumerevoli truffe online nel settore della compravendita delle auto. Uno dei rapinatori nel frattempo è deceduto, nel 2006, mentre gli altri cinque sono accusati di rapina aggravata in concorso.
Banda di Ignazio Salone – Articolo di Tusciaweb del 30 novembre 2005
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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