Viterbo – Il terrore tra i dipendenti per una gestione autoritaria e accentratrice.
E’ il quadro dipinto da Angela Birindelli sull’Ater di Ugo Gigli. Ascoltata in procura il 27 gennaio, l’ex assessora regionale illustra tutte le presunte storture della dirigenza quarantennale di Gigli.
L’ingegnera dissidente, che ha denunciato il suo direttore per mobbing, è stata controdenunciata per falso. Il clima tra i due è teso da tempo, ma la guerriglia a suon di querele approda solo a dicembre 2013 sui giornali.
Un mese dopo l’ex assessora regionale all’Agricoltura compare davanti al pm Renzo Petroselli come parte offesa da Gigli, indagato per abuso d’ufficio, diffamazione e sottrazione di documenti.
“Sono tutti terrorizzati là dentro – rivela la dipendente Ater al pm -, è un ambiente… terrorizzati per questo suo modo autoritario di gestire l’azienda e di portare avanti l’azienda pubblica in questo modo. E poi il suo carattere è sempre molto intimidatorio e quindi le persone sono… e io pure le dico la verità, sono stata intimidita in questi mesi dal suo atteggiamento vessatorio, ma anche arrogante, intimidatorio, minaccioso”.
Birindelli ricorda episodi specifici. Più di una volta dice di essere stata insultata dal suo superiore davanti ai colleghi. Al pm racconta di quando l’avrebbe chiamata “stronza sindacalista”. “…Un geometra anziano mi chiese di aiutarlo a scrivere questa nota e io l’aiutai – si legge nel colloquio trascritto col magistrato -. E quando tornò mi disse: ‘Il direttore ha detto: Sicuramente te l’ha scritta quella stronza sindacalista, tanto la licenzio e la mando via’”.
L’ingegnera dell’Ater parla di un preciso “disegno di emarginazione” di Gigli, “con la volontà di licenziarmi, che lui ha più volte palesato davanti ad altre persone”. “Ha manifestato questa sua intenzione a terzi – continua – apostrofandomi con parole irripetibili”. Come “quella stronza sindacalista”. Che per l’ex assessora regionale “è il minimo, la più delicata” espressione usata nei suoi confronti. A lei, come anche a qualcun’altra, sarebbero toccati anche epiteti peggiori… fino ad arrivare al termine “puttana”.
Birindelli aggiunge che “la presidente (Maria Gabriela Grassini, ndr) sapeva di questa condizione di emarginazione perché io, ovviamente, ne avevo parlato con Gigli e ne avevo parlato anche con lei. Quindi la presidente parlò con Gigli più volte dicendo: ‘Ma qual è il motivo? Dobbiamo sistemare questa situazione perché lei comunque come lavoratrice è dalla parte della ragione e noi danneggiamo anche l’azienda”. L’ex assessora racconta che Gigli le avrebbe risposto secco: “Io faccio come voglio”.
E poi le giornate di lavoro che non passavano mai. “Non avevo telefono, non avevo programmi, non c’avevo incarichi, quindi ero praticamente senza fare niente dalla mattina alla sera”.
“Un’altra cosa secondo me molto grave all’interno di quell’azienda è che non si conoscono gli atti perché non c’è trasparenza, non vengono pubblicati nelle determine”, affonda l’ingegnere, che punta il dito contro il direttore: “Lui non mostrava a nessuno le sue determine, le fa e le tiene nascoste nel cassetto”.
Il colloquio da parte offesa col pm, in 46 pagine dattiloscritte, diventa un “j’accuse” quando Birindelli spazia sul profilo professionale del direttore. Come la lunghissima gestione Gigli: “Quarantacinque anni all’Ater di cui 38-39 da direttore”, ha dichiarato lui stesso alla conferenza stampa di venerdì (video documento). L’ingegnera dell’Ater si chiede come abbia fatto. “La legge 30 recita che questi contratti (quelli dei direttori generali, ndr) devono essere a tempo determinato per un massimo di cinque anni e comunque il direttore generale decade con la nomina del nuovo consiglio di amministrazione. Quindi lui è decaduto e sta lì e non so perché… come fa a stare lì”.
“In questo caso – continua l’ingegnera – è stato nominato il commissario straordinario (Pierluigi Bianchi, ndr) in luogo del consiglio di amministrazione, in data 3 luglio 2013. Quindi lui dal 3 luglio 2013 è decaduto”. Birindelli spiega che Bianchi “in linea di principio avrebbe potuto rifare un nuovo contratto con lui, ma non l’ha potuto fare perché in data 28 giugno 2013 il consiglio regionale ha approvato la legge numero 4 che recepisce le normative nazionali in tema di età massima dei dirigenti, ponendo questa età a 65 anni”. “Per cui sarebbe fuori?”, chiede il magistrato. “Lui ce n’ha 74…”, risponde lei e continua: “Sta esercitando di fatto in maniera illegittima una funzione… come di fatto lui ha esercitato in maniera illegittima la funzione ad interim di direttore tecnico… ma non poteva farlo perché lui non ha la laurea… bastano anche dieci anni di esperienza, ma come dirigente dell’area tecnica è assolutamente necessaria la laurea”.
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