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Farnese - Attentato intimidatorio ai danni dell'ex sindaco Pomarè - Numerose le minacce dei tre pastori sardi, ora, ai domiciliari - Denunciate altre tre persone

“Sappiamo fare dispetti nel tempo… anche con la morte”

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Viterbo - Operazione Terra madre - Antonio Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Antonio Pira

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira

Il colonnello Mauro Conte

Il colonnello Mauro Conte 

Viterbo - Carabinieri - Operazione Terra madre

Viterbo – Carabinieri – Operazione Terra madre 

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Viterbo – Operazione Terra madre – Il materiale sequestrato 

Il maggiore Pietro Rajola Pescarini

Il maggiore Pietro Rajola Pescarini 

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Viterbo – Operazione Terra madre – Il materiale sequestrato 

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Viterbo – Operazione Terra madre – Il materiale sequestrato 

Il comandante del Norm di Tuscania Paolo Clementucci

Il comandante del Norm di Tuscania Paolo Clementucci 

Il comandante della stazione di Farnese Fedele Abbadessa

Il comandante della stazione di Farnese Fedele Abbadessa 

Farnese – “Sappiamo fare i dispetti nel tempo… anche con la morte”.

E’ questa una delle minacce rivolte alla famiglia di Dario Pomarè, l’ex sindaco di Farnese a cui, nello scorso febbraio, sono state rase al suolo 160 piante di ulivo, incendiati un trattore, una rimessa agricola, un casaletto e una Panda. Non solo, gli sono stati uccisi a bastonate due cani e sei galline (Attentato indimidatorio: fotocronacaslide).

Un danno che, al di là del valore materiale, attestato sui 60mila euro, lo aveva colpito nell’intimo, vedendosi distrutto, da un giorno all’altro, il lavoro di una vita. L’episodio sconvolse l’intera comunità comunità. Motivo che ha spinto i carabinieri a intervenire in maniera massiccia.

Fino all’epilogo di questa mattina che ha portato all’arresto di tre pastori sardi, il padre Antonio Pira di 72 anni e i due figli Marco, 35 anni, e Paolo, 43 anni, accusati, a vario titolo, di atti persecutori, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, furti aggravati e abigeato. Ora si trovano ai domiciliari dopo l’ordinanza d’arresto emessa dal gip Salvatore Fanti (video – Terra madre: fotocronacaslide).

Nel provvedimento, si evidenzia come i tre, spesso, nelle loro conversazioni, facessero esplicito riferimento alla problematica legata alla regolamentazione dei terreni a uso civico. Riforma avviata durante il mandato di Pomarè. Il giudice sottolinea come Antonio e i figli abbiamo al centro dei loro pensieri e dei loro discorsi le indagini in corso scaturite dalla denuncia di Pomarè. Nel mirino dei tre ci sono anche le 40 persone firmatarie del provvedimento che, nei loro piani, avrebbero dovuto essere colpite. Una per una.

E’ però Pomarè il primo della lista, ed è nei suoi confronti che, spesso, i fratelli Pira si sarebbero lasciati andare a inequivocabili commenti raccolti dalle intercettazioni fatte a bordo della macchina dei tre e successive agli episodi intimidatori: “… ‘sti giorni sta a crepa’ e a rovina’ – avrebbero detto nell’incrociare l’ex sindaco – lo devono proprio sbacchiare perché è l’unica soluzione, solo che tocca trovare i testimoni”.

E una volta, nel vederlo entrare in comune, Antonio Pira avrebbe detto “… te la do io la paga, sta tornando al comune, gli va fatto subito un altro lavoretto“, rivendicando, secondo il giudice gli atti ritorsivi posti in essere ai danni di Pomarè.

O come quando Antonio Pira, in compagnia del figlio Marco, il 21 aprile scorso, manifestava la volontà di andare di nuovo ad “ammazzargli quel cane a lui“, proprio dopo aver incrociato con la macchina Pomarè. Frasi che, secondo le indagini, hanno il preciso significato di rivendicare gli atti vandalici di febbraio, in cui vennero uccisi anche due cani a bastonate.

I tre sembrerebbero consapevoli delle pressioni psicologiche poste in essere nei confronti dell’ex primo cittadino. Ma per loro pare non essere abbastanza. “Quello che gli è successo – dice Marco Pira ai primi di maggio – non è niente e ora vedrai che gli fo’… adesso tocca pure al figlio“.

Ma nel mirino dei tre ci sono anche persone vicine politicamente a Pomarè. Sempre Marco, da indagini, fa riferimento a “quell’altro”, un esponente vicino politicamente all’ex sindaco, da aggredire in una zona isolata, travisati con i caschi e muovendosi a bordo di una motocicletta per pestarlo o addirittura colpirlo con una pistola.

Incendi dolosi, furti e danneggiamenti sono stati messi in atto anche ai danni di esponenti del gruppo politico di appartenenza di Pomarè con lo scopo di farli desistere dall’intraprendere azioni legate all’uso civico dei terreni. Azioni che avrebbero danneggiato i tre pastori e quindi intollerabili.

Il loro coinvolgimento, per le indagini, sarebbe emerso anche dagli sfoghi solitari o in compagnia dei figli, del padre Antonio Pira, che spesso, si lascia andare a dichiarazioni, per il giudice, autoaccustorie, che non sembrano essere inventate. “E’ lui a essere preoccupato: “Ci so’ le chiacchiere e tutto, sono io sono, … senz’altro mi acchiapperete nel tempo”, dice a maggio. Da quello che emerge, inoltre, nei loro discorsi, i Pira non commentano mai e non si chiedono tra di loro chi sia o chi possano essere i responsabili degli atti vessatori ai danni di Pomarè. Segno, per gli investigatori, che siano proprio loro gli autori.

Tra i reati contestati, c’è anche la detenzione illegale di armi. I militari, nel blitz scattato all’alba, hanno sequestrato coltelli, passamontagna, scanner, cartuccere e circa 500 munizioni a palla singola. Armi nascoste nei loro terreni e usate per la caccia di frodo al cinghiale, per lo più da Marco, accompagnato dal fratello Paolo. I tre, dalle intercettazioni raccolte, fanno inoltre esplicito riferimento alla possibilità di usare il fucile per colpire a distanza alcune vittime e sempre per le azioni da queste intraprese in relazione ai terreni gravati da usi civici.

Infine, l’accusa per i furti in terreni agricoli con l’impossessamento di sei agnelli a Latera, 40 litri di gasolio e un ovino a Farnese, e a Valentano 40 quintali di semi di trifoglio e un fucile sovrapposto.

Nell’ambito dell’operazione Terra madre sono state denunciate altre tre persone, due per detenzione abusiva di armi e un’altra perché, secondo le investigazioni, ha fiancheggiato i tre componenti in diverse occasioni legate agli atti intimidatori.

Le indagini dei carabinieri non si fermano e si cercano altri complici.


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28 luglio, 2015

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