Farnese – La procura non molla.
Sui tre pastori sardi, padre e due figli, arrestati a luglio, pende un ricorso in Cassazione contro la decisione del tribunale del Riesame di rimetterli in libertà. Il pm Fabrizio Tucci, titolare dell’inchiesta “Terra madre”, vuole il ripristino della misura cautelare concessa dal gip di Viterbo: domiciliari per il capofamiglia 72enne Antonio Pira e per i figli Marco e Paolo, 35 e 43 anni.
Ieri, la discussione del ricorso davanti alla Suprema Corte. Ma persino il procuratore generale presso la Cassazione ha ritenuto nulla l’ordinanza d’arresto, chiedendo la conferma della decisione del Riesame.
La difesa aveva puntato sulla’”appiattimento” dell’ordinanza del tribunale di Viterbo sulle richieste della procura, sottolineando anche la tardività dell’arresto: dalle intimidazioni all’ex sindaco di Farnese Dario Pomarè all’arresto dei Pira passano cinque mesi, colmati con intercettazioni in cui padre e figli dicono cose inquietanti ma, concretamente, non fanno nulla per attuare quelli che, almeno al telefono, sembrano veri e propri propositi criminali. Come quando, parlando di Pomarè, dicono di “ammazzargli quel cane”. O di fargli “subito un altro lavoretto”. Oppure, che “adesso tocca pure al figlio”.
Il motivo di tanta acredine, secondo le indagini, sarebbe la riforma per la regolamentazione dei terreni a uso civico. Un provvedimento che danneggiava i Pira e che gli avrebbe fatto perdere circa 60 ettari di fondi agricoli a uso pascolo, di cui si erano appropriati nel tempo.
Almeno 40, secondo gli inquirenti, le persone che padre e figli avrebbero voluto colpire una a una, dopo le intimidazioni a Pomarè, definite dal comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo Mauro Conte “senza precedenti in tutta la provincia”.
La procura di Viterbo, oltre a difendere l’ordinanza d’arresto, spinge anche su motivi formali legati a una presunta tardività dei ricorsi presentati dalle difese al tribunale del Riesame. Gli avvocati ribattono: i ricorsi sono stati depositati in cancelleria in tempo. Semmai è la trasmissione che è tardiva, secondo i legali. Ma dato che le ultime sentenze della Suprema Corte in merito sono discordanti, gli atti sono stati mandati alla prima sezione per risolvere il contrasto e, quindi, decidere il destino dei tre indagati. La Cassazione potrà o confermare l’ordinanza del Riesame o rimandare gli atti a un nuovo collegio del tribunale della Libertà per un nuovo vaglio.
Dall’inchiesta “Terra madre” è scattata l’omonima operazione a fine luglio: tre arresti e decine di carabinieri impegnati.
L’indagine era nata dal terribile atto intimidatorio all’ex sindaco Pomarè, che si vide bruciare trattore e casale, ammazzare i cani da caccia a bastonate e radere al suolo un intero oliveto.
Ai Pira si contestano le accuse di stalking, danneggiamento, maltrattamenti sugli animali, porto abusivo di armi, furti, abigeato. E tra la lista dei reati contestati quest’estate, all’epoca dell’arresto, se n’è aggiunto un altro: un rimorchio rubato a giugno a Latera con sopra sessanta quintali di semino di trifoglio. Valore: 13000 euro.
L’indagine è chiusa.
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