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Roma - Tentato omicidio a sciabolate - Ancora una falsa partenza per il giudizio d'appello nei confronti di Giorgio De Vito, 41enne napoletano già condannato per il delitto Rizzello

Mancano le cuffie, salta il processo all’imputato sordo

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Giorgio De Vito

Giorgio De Vito

Giorgio De Vito con il suo avvocato Enrico Valentini

Giorgio De Vito con il suo avvocato Enrico Valentini

Roma – (s.m.) – Niente cuffie per l’imputato: salta il processo.

Non c’è due senza tre, ma stavolta fa cadere le braccia il rinvio del processo d’appello a Giorgio De Vito, 41enne napoletano accusato di aver preso a sciabolate il suo rivale in amore nel 2010. 

De Vito soffre di ipoacusia bilaterale: è quasi totalmente sordo e non capirebbe una parola se non ascoltasse l’udienza con le cuffie. Una malattia di cui soffre fin da bambino, ma stamattina niente cuffie disponibili per lui in aula al tribunale di Roma. Quindi, niente processo, che slitta a ottobre.

Alle spalle, il 41enne napoletano ha già una condanna definitiva a 17 anni per l’omicidio di Marcella Rizzello, trentenne di Civita Castellana, uccisa a coltellate in casa davanti alla figlioletta di un anno. La Corte d’Assise di Viterbo, in primo grado, gli inflisse l’ergastolo. Sentenza riformata in appello con la pena ridotta a 17 anni e confermata in Cassazione.

Il processo per tentato omicidio si trascina dal 2011: un anno prima, De Vito avrebbe teso un vero e proprio ‘agguato’ alla sua ex Mariola Henrycka Michta, inizialmente implicata con lui nell’omicidio Rizzello, condannata a 11 anni e poi assolta per aver dimostrato di avere un alibi per il giorno del delitto.

Il 12 maggio 2010, dopo aver rotto con De Vito, Michta torna nella casa in cui avevano convissuto a Civita Castellana per recuperare le sue cose. Lui sbuca da sotto il letto armato di sciabola e si scaglia sul suo accompagnatore, Emiliano Liberati, un operaio di Civita Castellana. 

Finiscono entrambi in ospedale: Liberati ferito a una mano, alla schiena e al viso; De Vito con il pollice della mano destra quasi staccato. Un’aggressione ‘provvidenziale’ per gli investigatori, che da tre mesi indagavano a tamburo battente per risalire all’assassino di Marcella Rizzello: esaminano 200 campioni di dna senza riscontro, prima di scoprire che quello di De Vito è compatibile con le tracce biologiche ritrovate nella villetta. E allora, per il 40enne si aprono le porte del carcere Mammagialla, il lungo processo terminato con la condanna a 17 anni e quello per il tentato omicidio, che dopo tre rinvii consecutivi e sei anni, stenta ancora a decollare. 


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15 aprile, 2016

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