Viterbo – La Asl ha prorogato la sospensione di Tiziana Riscaldati, ma il primario di medicina trasfusionale continua a percepire lo stipendio. Pieno. E’ scritto nell’atto con cui la direttrice generale Daniela Donetti delibera “di prorogare il termine di sospensione del 3 febbraio scorso fino all’esito del procedimento disciplinare in corso, e comunque non oltre il 4 aprile. Salva e impregiudicata la corresponsione del trattamento economico complessivo”. Ovvero, nessuno taglio allo stipendio. Perché? Perché è una sospensione cautelativa e, in questo caso, “la legge non prevede la decurtazione della retribuzione”, ha spiegato a suo tempo l’avvocato della Asl Elaine Bolognini.
Riscaldati continuerà a percepire lo stipendio finché l’ufficio procedimenti disciplinari non adotterà nei suoi confronti i provvedimenti e le sanzioni che ritiene opportune. Tempo massimo 120 giorni, quattro mesi.
Al primario, che lunedì scorso è stato ascoltato dalla commissione disciplinare, è stata prorogata la sospensione per “la complessità e la gravità delle contestazioni” a suo carico, “sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo, e anche per il ruolo rivestito dalla dipendente”. Contestazioni “che – secondo la Asl – per loro natura ed entità sono idonee a turbare la serenità del contesto lavorativo pubblico, anche rispetto agli altri dipendenti e alla comunità locale”.
Tiziana Riscaldati, 60 anni, è tra i ventitré accusati a vario titolo di falso e truffa. Tra questi anche un’infermiera già sospesa dal servizio, ma senza stipendio: Stefania Gemini, addetta alla predisposizione della liquidazione dell’unità operativa di medicina trasfusionale.
L’indagine della Guardia di finanza, coordinata dalla pm Paola Conti, prende il via a fine 2015. Da alcune intercettazioni dell’inchiesta Inps, gli agenti del nucleo tributario scoprono che nel reparto di medicina trasfusionale c’è chi timbra il cartellino e poi si allontana dall’ospedale di Belcolle. Ma anche chi vidima il badge dei colleghi che restano a casa o si dedicano ad altro: una dipendente è stata sorpresa a fare spese, un’altra ad assistere a una recita di Natale.
I finanzieri li hanno videoripresi per circa tremila ore. Poi pedinamenti e appostamenti, fino ad arrivare alla notifica del 415 bis, l’avviso di conclusione indagini. Nel corso delle indagini è emerso che negli ultimi cinque anni dodici tra medici e infermieri avrebbero anche gonfiato i propri stipendi per un importo complessivo di un milione e 300mila euro. Avrebbero sfruttato una delle caratteristiche del reparto: l’assistenza, a pagamento, in casa dei pazienti. La frode, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata posta in essere attraverso false attestazioni relative a trasfusioni di sangue a domicilio in giorni di assenza dal lavoro, in alcuni casi anche mentre erano in ferie. Oppure gonfiate nella quantità del servizio reso, o effettuate ma rendicontate anche a favore di colleghi che in realtà non c’erano.
Riscaldati, dunque, è accusata di truffa per essersi procurata “un ingiusto profitto” pari a centinaia di migliaia di euro. Sospesa e quindi costretta a rimanere a casa, continua però a percepire pienamente lo stipendio.
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