Vasanello – Il dolore gli attanaglia la gola. Un dolore immenso, immane. Un dolore che solo una mamma, un papà e un fratello che hanno perso la propria figlia e sorella possono provare.
I genitori di Silvia Tabacchi, Beatrice e Antonio, il fratello Fernando, quella lettera che hanno scritto non riescono proprio a leggerla dall’ambone della chiesa di santa Maria assunta a Vasanello. La loro voce, durante i funerali, si fa così quella di don Enzo, il sacerdote che nemmeno 28 anni fa battezzò Silvia.
Il parroco, prima di leggere quelle parole messe nere su bianco, ringrazia mamma Beatrice, papà Antonio e Fernando. “Grazie, perché in questi giorni in cui siamo stati coperti da un’angoscia mortale, ci avete aiutati a sentirci sollevati. Grazie alla vostra testimonianza di dolore composto. Un dolore profondo ma vissuto con una dignità enorme. Ci avete aiutati. Saremmo dovuti essere noi ad aiutarvi invece è successo il contrario”.
Le offerte raccolte in chiesa i genitori di Silvia le devolveranno alle associazioni contro la violenza sulle donne. “Siamo profondamente scossi – scrivono papà Antonio, mamma Beatrice e Fernando -. Vogliamo che certe cose non accadano più. Purtroppo accadrà ancora, e ogni volta sarà per noi come se Silvia morisse di nuovo.
Per Silvia l’antidoto a questo male era semplice e difficilissimo al tempo stesso. Bisogna partire dai bambini e dai giovani e inculcare in essi un valore primario, cha va al di là della politica e delle ideologie. In un piano religioso, nel senso più ampio ed esteso possibile di questo termine. Più inclusivo possibile. Questo valore è il riconoscimento della volontà profonda di ogni essere umano. E Silvia, con la sua grande sensibilità, avrebbe aggiunto anche di ogni essere vivente. Questo valore implica il diritto insopprimibile di ogni individuo alla vita, all’amore, alla realizzazione del suo destino.
Silvia – continuano papà Antonio, mamma Beatrice e Fernando – aveva una grandissima sensibilità per la sofferenza di ogni essere vivente. Quella sensibilità che si ritrova in una poesia che le ho letto tante volte, fin da piccola: La capra, di Umberto Saba. Una capra che sta belando sola, su un prato, bagnata dalla pioggia. Belato che pare un pianto”.
Tra le lacrime, i singhiozzi e la voce strozzata il ricordo degli amici. “Silvia, solo chi ti conosce sa quanto eri infinitamente buona. Infinitamente paziente, infinitamente amorevole. La tua allegria, la tua solarità, la tua spensieratezza erano sempre tra noi. La tua presenza fondamentale, unica, insostituibile.
Silvia, eri una pioggia leggera. Di quelle estive, che rinfrescano l’aria. Delicata, dolce, bella. Entravi in punta di piedi. Mai prepotente, mai arrogante. Quando stavamo insieme era impossibile non ridere, non scherzare. Era impossibile non volerti bene. In questi giorni sotto i nostri piedi c’è il vuoto. Continuiamo a precipitare, a dire non è possibile, a pensare che non sia vero e che domani saremo ancora insieme. Che domani torneremo a ridere insieme.
Ricordiamo i momenti passati insieme in questi anni, con un inevitabile sorriso. Le immagini e i pensieri si moltiplicano. Ritornano alla memoria le parole, le risate, i sorrisi. Le serata, le cene tutti insieme, i pranzi in campagna. Tornare bambini in un attimo. Festeggiare le lauree, i compleanni. Ognuno di noi ha qualcosa di bello condiviso con te, che conserverà con amore nei propri ricordi. Lo stesso amore che donavi con ogni tuo sorriso.
Silvia, cercavi una vita migliore. La piena felicità. La piena libertà. Volevi essere soddisfatta di te e dei tuoi studi. Lo volevi e lo stavi facendo, per te. E per questo tu hai vinto. Eri felice e noi lo siamo per te. Tutti noi ti vogliamo bene, Silvia. Ovunque tu sia ora ti arrivi il nostro abbraccio”.
Fotocronaca: L’addio a Silvia Tabacchi – slide
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