Roma – Non fu tentato omicidio, il perito della corte d’appello dà ragione alla difesa. Quei colpi sferrati da De Vito con la scimitarra non avrebbero potuto provocare la morte della vittima.
E’ il processo bis a Giorgio De Vito, l’assassino di Marcella Rizzello, condannato a 7 anni per il tentato omicidio a colpi di scimitarra del rivale d’amore Emiliano Liberati.
Era il 12 maggio 2010, tre mesi dopo il feroce omicidio della giovane mamma, massacrata a coltellate davanti alla figlioletta.
Lo scorso ottobre, a sorpresa, i giudici di secondo grado, dopo oltre un’ora di camera di consiglio, hanno disposto una perizia medico-legale sulla vittima e non sul carnefice, per accertare se le lesioni riportate da Liberati siano compatibili con la presunta volontà di uccidere di De Vito.
“Le lesioni riportate da Liberati non sono state provocate da colpi che avrebbero potuto comportare il decesso della vittima”, ha detto ieri il consulente nominato dalla corte d’appello, illustrando le conclusioni cui è giunto al termine della perizia.
Liberati ha riportato ferite al volto, alla schiena e alla mano.
A questo punto il reato potrebbe essere derubricato in lesioni personali, con un consistente sconto di pena per De Vito. Il difensore Enrico Valentini, a ottobre, aveva chiesto una nuova perizia psichiatrica su De Vito, trovando il sostegno del sostituto procuratore generale Simonetta Matone, nota al pubblico televisivo di “Porta a porta”. Soddisfatto dell’esito dell’udienza di ieri il legale: “Si va verso una riforma della sentenza”.
De Vito è il 41enne con problemi psichici che il 3 febbraio 2010 a Civita Castellana assassinò a coltellate Marcella Rizzello davanti alla figlioletta di poco più di un anno. Il 12 maggio, a Fabrica di Roma, aggredì per gelosia Emiliano Liberati, il nuovo compagno della ex polacca Mariola Mitcha.
Quel giorno la donna, presente all’aggressione i Liberati, rivelò che era stato De Vito a uccidere Marcella, confessandosi complice mentre era innocente. Per il delitto Rizzello, De Vito sta scontando 17 anni, mentre deve ancora superare il secondo grado la condanna a 7 anni per il tentato omicidio di Liberati.
Valentini voleva una terza perizia psichiatrica, forte della perizia che ne decreta la totale incapacità di intendere e di volere del processo Rizzello, in contrasto con la perizia del processo Liberati che parla solo di scemata capacità di intendere e di volere. Poi la sorpresa.
Parti civili la Mitcha e Liberati, assistiti rispettivamente dagli avvocati Roberto Fava e Antonio Maria Carlevaro per Liberati. La sentenza è prevista a ottobre.
La vicenda
Il processo per tentato omicidio si trascina dal 2011. Un anno prima Giorgio De Vito avrebbe teso un vero e proprio agguato alla sua ex Mariola Henrycka Michta, inizialmente implicata con lui nell’omicidio della trentenne di Civita Castellana Marcella Rizzello ma poi assolta per aver dimostrato di avere un alibi il giorno del delitto.
Il 12 maggio 2010, dopo aver rotto con De Vito, Michta torna nella casa in cui avevano convissuto per recuperare le sue cose. Lui sbuca da sotto il letto armato di sciabola e si scaglia sul suo accompagnatore Emiliano Liberati.
Finiscono entrambi in ospedale: Liberati ferito alla mano, alla schiena e al viso; De Vito con il pollice della mano destra quasi staccato. Un’aggressione provvidenziale per gli investigatori che da tre mesi indagavano a tamburo battente per risalire all’assassino di Marcella Rizzello: esaminano 200 campioni di dna senza riscontro, prima di scoprire che quello di De Vito è compatibile con le tracce biologiche ritrovate nella villetta. E allora per il 40enne si aprono le porte del carcere Mammagialla, il lungo processo terminato con la condanna a 17 anni (in primo grado la Corte d’Assise di Viterbo gli inflisse l’ergastolo) e il processo per tentato omicidio che dopo tre rinvii consecutivi e sei anni è decollato ieri.
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