– Condannato per tentato omicidio. Ma con l’attenuante della semi infermità mentale.
E’ una sentenza che ha lasciato tutti “semi-contenti”, quella di ieri pomeriggio per Giorgio De Vito. Sette anni e quindici giorni che si sommano all’ergastolo che già pesa sulla testa del 37enne napoletano, ritenuto colpevole dell’omicidio di Marcella Rizzello e ora anche del tentato omicidio dell’operaio Emiliano Liberati.
La decisione del gup del tribunale di Viterbo Franca Marinelli è arrivata ieri pomeriggio alle 18,40, dopo un’ora di camera di consiglio e le conclusioni di accusa, difesa e parti civili.
Tra queste, ovviamente, c’era Liberati, 41enne di Fabrica di Roma aggredito da De Vito a sciabolate e coltellate il 12 maggio 2010. “La sua colpa – ha spiegato il pm Renzo Petroselli, che ha chiesto una condanna a 12 anni – era quella di avergli portato via Mariola Michta, storica compagna di De Vito, che lui non poteva perdere. Primo: perché la amava. Secondo: perché solo lei poteva sapere di come lui aveva ucciso Marcella Rizzello, tre mesi prima”.
I parallelismi con l’assassinio della 30enne di Civita Castellana percorrono l’intera requisitoria dell’accusa. Anche il giorno dell’aggressione a Liberati c’è sangue dappertutto, coltelli, Michta che grida. Ma stavolta la sua donna non lo sostiene più. Prima tenta di frapporsi tra De Vito e Liberati. Poi gli dice di chiamare i carabinieri, cosa che l’imputato farà dopo aver nascosto coltello e scimitarra in un campo.
La dinamica, per la difesa, non è credibile. “Nessuno – ha affermato l’avvocato Enrico Valentini – può credere alla storia di De Vito che salta fuori dal letto, gridando “Siete nella tana del lupo!”. Liberati ha precedenti per furto. De Vito se l’è trovato in casa sua con Michta e si è difeso. Gli ha sferrato cinque o sei fendenti e ha desistito. Non voleva ucciderlo. Se avesse voluto, lo avrebbe fatto subito. Con un solo colpo mirato”. Anche per questo la difesa ha chiesto la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni personali gravissime. Richiesta che il gup ha rigettato, accogliendo, invece, l’attenuante della semi infermità mentale, riconosciuta dal pool di esperti che ha sottoposto De Vito a perizia psichiatrica, contrariamente allo psichiatra dell’omicidio Rizzello che lo aveva definito sano.
Ecco perché il verdetto fa tutti contenti a metà: l’accusa per il reato contestato, la difesa perché si è vista confermare la scemata capacità di intendere e di volere dell’imputato, precedentemente smentita. Un cambiamento di orizzonti che apre alla difesa un’autostrada, per il futuro: in appello, sia nel processo di ieri che in quello per l’omicidio Rizzello, Valentini chiederà certamente una nuova perizia.
Tutti aspettano di leggere le motivazioni della sentenza. Ma sia accusa che difesa, quasi sicuramente, impugneranno.
Moderata soddisfazione anche tra le parti civili. Michta, rappresentata dall’avvocato Roberto Fava, avrà diritto a una provvisionale di mille euro per i danni morali, in quanto spettatrice dell’aggressione. Liberati, assistito dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro, ha ottenuto il suo risarcimento da 10mila euro, per quelle coltellate di cui porta ancora i segni. Cicatrici su un braccio e sul viso. Ma soprattutto la mano, rattrappita e inutilizzabile. E’ invalido al 65%. Non prende alcuna pensione mensile e non può lavorare. Quei 10mila euro, per lui, sono come una boccata d’ossigeno.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY