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Tribunale - Al via il processo alla banda del pentito di camorra condannato a otto anni e otto mesi per la rapina a mano armata alla gioielleria Bracci - In sette avrebbero messo a ferro e fuoco il litorale

Colpi a raffica in Maremma, 58 vittime pronte a testimoniare contro Ignazio Salone

di Silvana Cortignani
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L'avvocato Matteo Moriggi

L’avvocato Matteo Moriggi

Viterbo – Al via il processo alla banda con cui il pentito di camorra-rapinatore Ignazio Salone, 47 anni, tra il 2004e il 2010, avrebbe messo a ferro e fuoco il litorale e la Maremma laziale, collezionando una cinquantina di colpi tra l’Alta Tuscia e altre province italiane. 

Salone sarebbe diventato collaboratore di giustizia svelando i contatti tra il sodalizio criminale a gestione familiare e un’associazione camorristica radicata proprio a Montalto di Castro.

Talmente tante le vittime che il pm Massimiliano Siddi ha presentato per l’accusa una lista testi in cui figurano ben 58 parti offese che dovranno essere sentite una ad una. Vuole ascoltarle anche il difensore di Salone, avvocato Matteo Moriggi, che si è opposto, almeno per il momento, alla richiesta avanzata ieri dal collegio di ridurne il numero, durante l’udienza di ammissione prove.

Soltanto una delle vittime, nel frattempo, si è costituita parte civile. 


Il colpo a mano armata alla gioielleria Bracci

Ignazio Salone è uno dei quattro banditi che il 14 marzo 2018, assieme a un altro uomo e a due donne, uscito pochi giorni prima dal carcere, diede l’assalto alla gioielleria Bracci di piazza del Teatro, a Viterbo, compiendo una rapina a mano armata finita in una sparatoria, per fortuna senza vittime. Catturato il giorno dopo, è stato condannato a otto anni e otto mesi col rito abbreviato lo scorso 5 novembre. 


Collaboratore di giustizia cresciuto all’ombra del Vesuvio, Salone ieri ha rinunciato a farsi tradurre in tribunale dal carcere per essere presente al processo, in cui è alla sbarra con altri sei componenti di una presunta pericolosa banda di malviventi, accusati a vario titolo di incendio, furto con scasso, rapina, sequestro di persona, detenzione illecita di armi e associazione per delinquere. Oltre a Salone, sono imputati Antonio Palomba, Gennaro Tucci Vitiello, Giovanni Meloni, Giuseppe Corrias, Daniele Luongo e Sceila Uccheddu. 

Salone e Tucci Vitiello sono entrambi reclusi per altra causa. Notevole lo spessore criminale di Palomba, che a un allevatore della provincia di Vercelli, nel 2010, avrebbe sottratto complessivamente 94 pappagalli pregiati per un valore commerciale di oltre 60mila euro.

Salone, assieme ad alcuni parenti, è stato arrestato nel maggio 2005 dai carabinieri di Montalto di Castro e della compagnia di Tuscania, che stavano indagando su una raffica di rapine, furti, incendi di auto. 

Leggenda vuole che per liberarsi dei cani da guardia, li uccidesse a colpi di pistola. In Campania era un pregiudicato di “seconda fascia”, specializzato in furti in appartamenti.

Oggi deve rispondere  al tribunale di Viterbo anche di una rapina a mano armata commessa nell’ottobre 2004 ai danni di un supermercato di Montalto, per un bottino di 13mila euro in contanti.  Nel Viterbese si sarebbe distinto colpendo sul litorale e nella Maremma laziale, da Montalto di Castro a Tarquinia, Valentano, Tuscania, Canino, Grotte di Castro. In un’armeria sarebbe riuscito a  rubare nottetempo qualcosa come 900 munizioni e 17 pistole Smith & Wesson, in un’altra occasione fitofarmaci per un valore di 180mila euro. A Montalto avrebbe incendiato auto a Montalto, a Tuscania avrebbe rubato 500 forme di formaggio da un caseificio. 

Privo di scrupoli e senza pietà, il 3 novembre 2004 avrebbe dato l’assalto alla canonica di un paese in provincia di Varese, legando e rapinando di 3mila euro il parroco dopo averlo brutalmente colpito e tenuto per ore sotto sequestro. Anche per questa rapina, come per altre commesse a Mantova e a Varese, è attualmente sotto processo a Viterbo, dove si sono riuniti tutti i procedimenti a suo carico.

Il processo entrerà nel vivo il 17 luglio, quando saranno sentiti i primi dieci testimoni dell’accusa.

Silvana Cortignani


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21 febbraio, 2019

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