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Tribunale - Operazione Anubi - Gli avvocati dei 15 imputati: "Troppo generiche le accuse" - La pm Paola Conti: "Ci sono anche le intercettazioni"

“Business del caro estinto, il rinvio a giudizio non vale”

di Silvana Cortignani
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Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

La conferenza dell'operazione Anubi

Carabinieri – La pm Paola Conti alla conferenza stampa dell’operazione Anubi

Viterbo – Business del caro estinto, accuse troppo generiche secondo le difese, che per questo hanno sollevato un’eccezione di nullità della richiesta di rinvio a giudizio dei 15 imputati dell’inchiesta “Anubi”.

E’ l’inchiesta sfociata nel blitz scattato all’alba del 9 maggio 2014, quando finirono ai domiciliari tre necrofori di Belcolle: Floriano Franklin Canela, Carlo Eleuteri e Fabrizio Valeriani. 

Secondo la pm Paola Conti, il terzetto avrebbe messo a punto un collaudato modus operandi con almeno una decina di agenzie funebri compiacenti. I necrofori, nelle loro vesti di “incaricati di pubblico servizio”, avrebbero intascato mazzette pari a 50 euro a salma per segnalare in tempo reale i decessi avvenuti in ospedale, tre al giorno di media, garantendo ai complici una sorta di monopolio delle esequie.

In quindici sono finiti a processo, accusati a vario titolo di corruzione in concorso e concussione per induzione, mentre il reato inizialmente ipotizzato dalla procura era induzione per costrizione. 

Gli imputati sono: Floriano Franklin Canela, 68 anni; Carlo Eleuteri, 60 anni; Fabrizio Valeriani, 52 anni; Claudio Eleuteri, 27 anni; Enzo Bagni, 48 anni; Alfonso De Alessandris, 62 anni; Alessandro Cecchini, 47 anni; Francesco Pandolfi, 58 anni; Emiliano Pugliesi, 46 anni; Maurizio Fazioli, 51 anni; Mauro Balestri, 58 anni; Francesco Berna, 79 anni; Federico Piergiovanni, 29 anni; Luigi Palanca, 53 anni; Franco Gregori, 45 anni.

Inizialmente gli inquisiti erano un numero ben più imponente, 37, quasi tutti impresari del settore pompe funebri, tra Viterbo, Roma e Civitavecchia. Poi, strada facendo, le indagini hanno portato a escludere responsabilità da parte del grosso della schiera.


Veleni tra pompe funebri alla base dell’inchiesta

A far scattare l’allarme, nel settembre 2013, fu un esposto del direttore sanitario della Asl di Viterbo, Giuseppe Cimarello, sollecitato dalle ditte escluse a denunciare il sistema che avrebbe permesso ai necrofori di intascare in media l’equivalente di uno stipendio in più al mese.


“Funerali facili” in cambio di 50 euro a salma

Le indagini della procura hanno portato alla luce un presunto giro di “funerali facili” per le imprese funebri disposte ad allungare 50 euro a salma ai necrofori della morgue dell’ospedale. Le ditte più “inserite” avrebbero perfino avuto a disposizione degli armadietti in ospedale, dove tenere, pronti all’occorrenza, drappi, paraventi, crocifissi, candelabri e tutti gli accessori per l’allestimento di una veloce camera mortuaria.


“Non si capisce neanche chi è il corrotto e chi è il corruttore”

Le difese dei vari imputati hanno sollevato quasi in blocco eccezioni di nullità della richiesta di rinvio a giudizio per la genericità dei capi d’imputazione. “Ai miei assistiti non vengono contestate condotte specifiche, non si capisce neanche chi sia il corrotto e chi il corruttore”, ha detto una legale secondo la quale si tratta di un vizio non più sanabile dalla pm, seguita a ruota, con varie motivazioni, dagli altri colleghi.

L’avvocato Marco Russo ha introdotto anche un altro tema: “Dalla condotta sembra più induzione indebita, condotta concussiva nel mercimonio delle pubbliche funzioni, anche se si parla di corruzione propria. La corretta qualificazione del reato sarà oggetto del dibattimento, al di là dell’articolo 319 del codice penale”. 


“Ci sono le intercettazioni che rendono tutt’altro che generiche le accuse”

La pm Paola Conti, sottolineando che “ci sono le intercettazioni che rendono tutt’altro che generici i capi d’imputazione”, si è detta stupita, a distanza di sei anni dall’operazione Anubi, delle questioni preliminari sollevate nuovamente dalle difese. “Sono le stesse già rigettate dal gup in sede di udienza preliminare”, ha fatto notare al tribunale. 

Riguardo, invece, all’induzione indebita a dare o promettere utilità, ha invece sottolineato, facendo il nome di una delle persone che hanno sporto denuncia, titolare di un’agenzia di pompe funebri: “La parte offesa può essere sentita come testimone e non come indagato”.

Al termine dell’udienza, il collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone si è riservato sulle eccezioni preliminari sollevate dai difensori, rinviando al prossimo 2 ottobre per la decisione. 

Silvana Cortignani

 


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4 luglio, 2019

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