Viterbo – La asl di Viterbo potrà batter cassa con Patrizia Sanna. E come lei, anche le aziende sanitarie di Rieti e Roma H.
Lo dice la Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso dell’ex dirigente del servizio informatico delle asl romana e reatina, imputata in un filone minore del “processo Asl”.
Sanna era stata condannata in primo grado a tre anni per corruzione. Secondo i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, aveva preso tangenti per sei anni: duemila euro al mese dal 2003 al 2005 quando lavorava alla asl di Rieti, più altri 5mila euro mensili dal 2005 al 2009, durante il suo incarico dirigenziale alla asl di Roma H.
Soldi provenienti da un’azienda viterbese che aveva la gestione del sistema informatico della asl di Viterbo, poi anche di quella romana e reatina. L’ex titolare, imputato anche lui e poi assolto, si era sempre detto vittima di un sistema che stritolava chi non accettava di pagare.
La Corte d’appello di Roma aveva dichiarato prescritto il reato di corruzione per Patrizia Sanna, ferme restando le statuizioni civili, ovvero i risarcimenti chiesti dalle asl di Viterbo, Rieti e Roma H, tutte costituite parte civile al processo. L’ex dirigente ha impugnato la sentenza; tra i vari motivi, anche il fatto che, secondo la difesa di Sanna, i giudici d’appello avrebbero “omesso di affrontare la questione del danno cagionato alla asl”.
La suprema corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. In particolare, sulle richieste di risarcimento, la Cassazione ha concluso che rimane “impregiudicato l’accertamento riservato al giudice civile sulla liquidazione e l’entità del danno, ivi compresa la possibilità di escludere l’esistenza stessa di un danno eziologicamente collegato all’evento illecito”.
In pratica sarà il tribunale civile a stabilire l’entità dei risarcimenti, che potrebbero essere elevati. In primo grado, nelle loro richieste finali, gli avvocati delle aziende sanitarie chiesero circa due milioni di euro a Sanna e all’altro imputato Luciano Mingiacchi, ex sindaco di Anzio ed ex direttore generale della asl di Roma H, morto l’anno scorso.
Sanna è stata inoltre condannata a pagare le spese processuali, 2mila euro alla cassa delle ammende e le spese di rappresentanza e difesa delle asl che ammontano a 9mila euro.
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