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Corte d'assise - Morte di Maria Sestina Arcuri - Per la superconsulente della difesa il bimbo del pugile accusato di omicidio non è un teste chiave - "Tra le sue 4-5 versioni c'è anche che il padre e Sestina sono caduti insieme" - VIDEO
La criminolga Roberta Bruzzone, consulente della difesa di Landolfi
L’avvocato dei familiari della vittima, Vincenzo Luccisano
Serena Gasperini e Roberta Bruzzone coi familiari di Landolfi
Ronciglione – La criminologa Roberta Bruzzone: “Inattendibile il figlio di Andrea Landolfi, condizionato dalla madre”. Per la superconsulente della difesa il bimbo del pugile accusato di omicidio non è un teste chiave. “Tra le sue 4-5 versioni c’è anche che il padre e Sestina sono caduti insieme”, fa notare. Anche il bimbo, insomma, avrebbe avvalorato, almeno in un caso, la tesi del rotolamento dalle scale.
Non sono stati sentiti la ex e il figlioletto di Andrea, che avrebbero dovuto testimoniare contro Landolfi, il pugile 31enne romano in carcere da oltre un anno con l’accusa di avere ucciso la fidanzata Maria Sestina Arcuri, morta dopo essere precipitata dalle scale di casa della nonna dell’imputato, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.
E’ stata invece ascoltata per ore, nel corso di un interrogatorio fiume, che ha impegnato tutta la mattinata di ieri, la psicologa forense Daniela Viggiano, che, durante l’audizione protetta cui il piccolo è stato sottoposto il 27 febbraio 2019, quando aveva cinque anni, ha posto al piccolo le domande concordate col pm Franco Pacifici. Il bambino, come è noto, è considerato un teste chiave della procura.
All’esame era presente anche la criminologa Roberta Bruzzone, consulente dei difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini proprio su questi aspetti della vicenda.
Anche lei dovrà essere sentita davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone che dovrà decidere la sorte di Landolfi, il quale rischia l’ergastolo per omicidio volontario.
La criminologa Bruzzone: “Bimbo inattendibile, fornisce cinque versioni”
All’uscita dal tribunale, Roberta Bruzzone ha spiegato perché, secondo lei, il figlio di Landolfi, nel contesto dell’interrogatorio così come descritto dalla psicologa del pm, è da considerare inattendibile.
“A parte le decine e decine di errori di tipo metodologico e le affermazioni fortemente suggestive, la testimonianza è condizionata dalla figura materna, a fronte di un bambino di cinque anni che aveva già enormi difficoltà a mantenere il ricordo”, ha sottolineato.
“Il bambino ha fornito tante versioni alternative, a seconda delle domande che gli venivano poste. Almeno 4-5 versioni diverse, tra cui la caduta di Sestina dalle scale insieme al padre. Quale versione scegliamo? Chi decide qual è la versione buona? Noi diciamo che il bambino dà 4-5 versioni di uno stesso evento. E’ attendibile? Purtroppo non potrà più essere sentito, a causa del disturbo post-traumatico da stress successivo a quell’interrogatorio”.
La dinamica ricostruita con le figurine di cartone
A poco più di cinque anni, avrebbe incastrato il padre con le sue dichiarazioni. Al figlioletto di Landolfi, il 27 febbraio 2019, è stata data una fotografia della scala da cui è precipitata Sestina e delle sagome di cartone, delle figurine, affinché rappresentasse cosa avrebbe visto coi suoi occhi verso le due della notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, dopo avere trascorso la domenica pomeriggio fuori casa insieme al padre, in seguito a una lite della coppia, e avere passato la serata con Landolfi e la fidanzata, a cena in un ristorante e poi al karaoke in un pub di Ronciglione.
“Ha mimato il sollevamento di Sestina, ma non il lancio”
“Il bimbo all’inizio era sospettoso e guardingo. Aveva difficoltà a parlare dell’accaduto, rispondeva con delle provocazioni. Voleva la mamma vicino, per cui l’abbiamo fatta entrare nella stanzetta per le audizioni protette dei minori”, ha spiegato la psicologa Viggiano, parlando di un bimbo “autonomo, presente a se stesso, intelligente, vivace, non succube della madre”.
“Il suo è stato un racconto sintetico, più di quello registrato in casa dalla madre. Un racconto crudo, diretto, ma corretto. Semmai ho avuto la sensazione che in casa l’argomento fosse un tabù. Pensava che il padre fosse fuori per lavoro e non sapeva che Sestina era morta, anche se credo ne avesse consapevolezza”.
“Ha detto che Sestina è stata lanciata, mimando il gesto con un peluche. Ha spiegato che Sestina non poteva aggrapparsi, non poteva fermare la caduta e che si è fatta molto, molto male. Ha mimato il gesto del sollevamento, ma senza completare l’azione di lancio“, ha proseguito la psicologa.
“Impossibili altri interrogatori, il bimbo ha avuto un blocco emotivo”
Dopo l’interrogatorio, Viggiano ha incontrato il piccolo altre volte, durante i colloqui clinici finalizzati a testarne la capacità di rendere testimonianza.
“Ho riscontrato un blocco emotivo importante, con sofferenza, angoscia, ansia, paura del buio, stato di costante allarme, irrequietezza, sensazione di pericolo imminente, ipercontrollo, atteggiamenti difensivi”.
Impossibile per la consulente del pm sottoporlo a altri interrogatori, come ad esempio un incidente probatorio. Avrebbe avuto paura del padre: “Dopo l’audizione protetta non lo ha più cercato e non ha più chiesto di parlarci per telefono. Si è detto choccato dopo che lo aveva portato ad assistere a un incontro di pugilato, in cui lo aveva visto fare a cazzotti con un altro pugile. La madre, anche lei fragile e spaventata, non gliene ha parlato più per proteggerlo. E lui sentiva la solitudine. Ha detto che non voleva più essere interrogato”.
“Relazione malevola tra il bimbo e la madre”
Per la difesa non sono state rispettate le linee guida e i protocolli previsti nei casi di audizione protetta dei minori. L’avvocato Gasperini, inoltre, ha calcato la mano, sottolineando come la dottoressa Viggiano abbia in passato collaborato con lo psicoterapeuta Claudio Foti, direttore del centro Hansel e Gretel, finito nella bufera per i fatti di Bibbiano.
“Avrebbe dovuto fare prima i colloqui clinici e poi semmai l’audizione protetta, non il contrario. Dalla somministrazione dei test delle favole è emerso un legame disturbato e caratterizzato da intrusività con la madre. In gergo, si chiamano relazioni malevole. Il suo racconto non è stato genuino. Gli è stato suggerito che tra Sestina e il padre c’era stato un ‘problema’, gli è stato suggerito il termine ‘litigio’. E anche che i fatti ‘sono avvenuti ‘la sera’ e che sono stati al ristorante, perché lui non se lo ricordava, come molte altre cose”.
“Sestina e papà erano sempre felici”
“Sestina e papà erano sempre felici”, avrebbe detto il bimbo alla consulente della procura, che prontamente gli avrebbe chiesto se fossero arrabbiati e cosa hanno fatto mentre stavano litigando. “Solo quando lui si è risentito, lei gli ha chiesto scusa perché lui in effetti non aveva mai parlato di litigio”, ha fatto notare il difensore Gasperini alla corte d’assise, passando al setaccio le trascrizioni dell’interrogatorio.
In due ore e mezzo di audizione protetta, il racconto del bambino. Trascrizioni e filmati sono a disposizione della corte d’assise. “Il bambino, a differenza di quanto detto alla madre dai familiari del padre, dice che non stava dormendo – è tornato a dire l’avvocato dei familiari di Sestina, Vincenzo Luccisano – riguardo invece alla dinamica della caduta, parla di un ‘lancio’ di Sestina da parte del padre”.