Viterbo – (sil.co.) – Operazione Cappuccetto Rosso, i pastori cecoslovacchi sequestrati sei mesi fa nell’Alta Tuscia mangiavano solo carne cruda perché figli di una lupa selvatica al cento per cento incrociata con dei cani lupo.
Solo carne cruda, ringhiando a chiunque si avvicinasse. Troppo per un animale domestico, per giunta cucciolo. E’ così che si sarebbero insospettiti gli acquirenti dei cuccioli di pastore cecoslovacco venduti anche a tremila euro l’uno, 9 dei quali sequestrati ad aprile assieme ad altri 14 esemplari adulti nel Viterbese. Cani che si è scoperto essere incrociati con dei lupi selvatici.
I nove cuccioli, insieme a tre femmine, sono stati portati al parco faunistico del Monte Amiata, sotto la supervisione di personale specializzato.
L’esame del Dna, cui sono stati sottoposti gli animali su disposizione del pubblico ministero Massimiliano Siddi della procura di Viterbo, ha confermato i sospetti degli investigatori.
L’operazione, condotta nella Tuscia dai carabinieri del Cites di Roma e del distaccamento di Ciivtavecchia, risale allo scorso mese di aprile ed è sfociata nella denuncia a piede libero dell’allevatore, ma in questi giorni è stato lanciato un nuovo allarme, a livello nazionale, perché potrebbero esserci altri allevamenti fuorilegge.
Carabinieri – Operazione Cappuccetto Rosso
Secondo quanto emerso, i proprietari si sarebbero insospettiti in quanto i cani non avrebbero obbedito nemmeno a un addestratore esperto, anzi, avrebbero reagito con violenza.
Altri avrebbero dubitato che si trattasse di un animale domestico, notando che il pastore cecoslovacco rifiutava il cibo tradizionalmente in commerrcio, prediligendo la carne cruda e addirittura ringhiando se qualcuno gli si avvicinava durante i pasti.
Fatto sta che, in seguito alle innumerevoli segnalazioni giunte nell’arco di poche settimane, i carabinieri sono giunti presto alla conclusione che gli animali provenivano tutti dallo stesso allevamento, per l’appunto situato in provincia di Viterbo.
L’esame del Dna ha fatto il resto, diventando la prova regina del reato.
Carabinieri – Operazione Cappuccetto Rosso
All’operazione ha partecipato l’Enci (Ente nazionale cinofilia italiana) che ha fornito un contributo per il riconoscimento della specie.
Dopo l’esame genetico, disposto dal sostituto procuratore Massimiliano Siddi per verificare di quale specie si trattasse, è arrivato il responso definitivo. La fattrice dell’allevamento era infatti un animale selvatico al cento per cento, fatta accoppiare con dei cani lupo. Un rischio enorme perché, come spiegano gli esperti, questi lupi (spacciati per il cane conosciuto come lupo cecoslovacco) “possono diventare letali per gli stessi padroni”.
Il blitz ha preso spunto dall’operazione “Ave Lupo” che a sua volta aveva permesso al reparto operativo del raggruppamento carabinieri Cites di porre sotto sequestro oltre 200 ibridi tra lupo selvatico e cane lupo cecoslovacco.
Il pm Massimiliano Siddi
l lupo selvatico rientra tra le specie particolarmente protette dalla Convenzione di Washington che tutela la fauna selvatica.
Fa inoltre parte dell’elenco degli animali pericolosi per la cui detenzione è necessaria apposita autorizzazione. I reati ipotizzati per il titolare dell’allevamento, che è stato denunciato sei mesi fa a piede libero, sono la detenzione illegale di specie particolarmente protette dalla Cites e la loro tenuta in condizioni non compatibili con la loro natura.
In Italia attualmente esistono oltre 100 allevamenti di cani appartenenti alla razza lupo cecoslovacco, un cane di taglia medio-grande appartenente al gruppo dei pastori e bovari. L’attività dei Carabinieri forestali ha messo in evidenza l’illecita prassi compiuta da alcuni allevatori di incrociare cani di razza lupo cecoslovacco con esemplari di lupo selvatico, per migliorarne le caratteristiche genetiche e morfologiche.
– Scoperti 23 cani incrociati con lupi selvatici, denunciato il titolare di un allevamento
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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