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Tribunale - Operazione "Cappuccetto Rosso" - Intervista ad Armando Tiberi alla vigilia della sentenza - Chiesta condanna per detenzione di animali di specie considerata pericolosa per la salute e la pubblica incolumità, in condizioni incompatibili con la loro natura - VIDEO

L’allevatore accusato di incrociare cani con lupi: “Nessuno è stato mai registrato alla Asl come pericoloso, mordace o aggressivo”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Pastori cecoslovacchi incrociati con lupi selvatici, lunedì il giorno della verità per Armando Tiberi, l’allevatore viterbese quarantenne che il 15 aprile 2021 fu denunciato a piede libero in seguito al blitz dei carabinieri del Cites i quali, nel corso dell’operazione denominata Cappuccetto Rosso, sequestrarono 23 esemplari tra cuccioli e adulti.

Tra loro Raja, che all’epoca aveva quattro mesi e mezzo, secondo l’accusa “più lupo che cane”, morta successivamente sul Monte Amiata, dove hanno perso la vita anche due cuccioli. Tiberi aveva acquistato Raja dal coimputato che l’aveva importata dalla Russia, con certificato medico di un veterinario di Mosca. 

Cinque animali, risultati “cani cani” in base ai test genetici, furono rilasciati, mentre Tiberi dall’anno scorso ha in custodia i nove animali sopravvissuti alla cattività sull’Amiata dove furono portati 9 cuccioli e 3 femmine. L’allevatore viterbese è finito a processo assieme al proprietario di Raja, un milanese imputato in concorso per importazione nell’Unione Europea e detenzione di animali di specie considerata pericolosa per la salute e la pubblica incolumità, in condizioni incompatibili con la loro natura.

Mercoledì l’accusa ha chiesto al giudice Daniela Rispoli la condanna a 6 mesi di arresto e 15mila euro di ammenda di Tiberi e a 4 mesi di arresto e 12mila euro di ammenda del coimputato, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, cui si è associata la parte civile Enpa, con gli animalisti rappresentati durante il dibattimento dall’avvocato Anna Paradiso. I difensori Andrea Danti, Monica Fortuna e Irene Laurenti hanno chiesto l’assoluzione. Armando Tiberi si proclama da sempre innocente.


Armando Tiberi - I cani cecoslovacchi tornati all'allevamento

Armando Tiberi – Uno dei cani cecoslovacchi tornati all’allevamento


Tiberi, lei sostiene fin dal principio che si tratta di accuse infondate…
” Non sono l’allevatore cattivo che ingannava gli ignari acquirenti che credevano di acquistare un cane ma che poi si ritrovano un lupo cattivo, molto più cattivo di quello che mangiò la nonna di Cappuccetto Rosso.  Ho consegnato più di 300 cani ad altrettante famiglie e ad oggi, questi proprietari, sono tutti ancora sani e salvi, assieme al loro cane. E se proprio vogliamo andare a guardare, nessuno dei cani di questo allevatore è stato mai registrato alle Asl come mordace o pericoloso. Il sequestro è avvenuto solo su una valutazione visiva dove un ‘esperto’ li ha dichiarati come lupi selvatici solo ed esclusivamente per il loro aspetto lupoide”.

Durante la discussione, però, si è parlato di due acquirenti che sono state sentite a sommarie informazioni sull’aggressività dei loro pastori cecoslovacchi durante le indagini preliminari… 
“Si tratta di due ragazze, i cui cani non sono mai stati aggressivi. Sono cani buonissimi, vivono in casa con altre persone e animali e altri cagnolini. Semplicemente loro sono state condizionate da altri allevatori che gli hanno detto, terrorizzandole, che io gli avrei dato dei cani pericolosi e che loro erano in pericolo. La loro paura è scaturita dal discorso del test Embark, che è agli atti, dove il cosiddetto wolfiness prossimo al 50% le ha tratte in inganno facendo credere loro che significasse 50% di sangue di lupo, mentre abbiamo visto che non è così e che anche un husky o un levriero può arrivare al 90% di wolfiness …lo dice lo stesso Embark nel suo sito web e lo abbiamo ribadito tutti nel processo”.

La difesa ha sottolineato che i cani delle ragazze non sono  nemmeno stati sequestrati, nonostante la parentela prossima con quelli portati sull’Amiata. Ma se non erano aggressivi, cosa aveva suscitato preoccupazione nel loro comportamento?
“Una ha detto che lei non riusciva ad addestrare il cane e che ringhiava quando mangiava la carne, mentre l’altra ha dichiarato che il cane non rispondeva al richiamo, ma tutti i cecoslovacchi se ne fregano quando li chiami. E soprattutto denunciava il fatto che il suo cane manifestasse un istinto predatorio forte con le galline e i conigli che ha intorno casa. Anche questo è agli atti. Ma non si è mai parlato di aggressività verso le persone, mai. Nessuno dei miei cani è mai stato registrato alle Asl come pericoloso, mordace o aggressivo”.

Dove si trovano ora i pastori cecoslovacchi che le sono stati ridati in custodia?
“Nel loro luogo di origine, dal loro allevatore che li ama e che si prende cura di loro 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in una struttura perfettamente idonea con oltre 200 metri quadrati di box, una casa che amano e circa un ettaro di terreno per il loro sgambamento dove possono usufruire di un bosco e un’oasi tutta per loro, insieme ai loro proprietari, appassionati e amorevoli che se ne prendono cura”.

Silvana Cortignani



Fotogallery: Cani da lupo cecoslovacchi – Il rientro nell’allevamento


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 luglio, 2024

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