Viterbo – Cani incrociati coi lupi, l’allevatore viterbese di pastori cecoslovacchi e il coimputato milanese sono stati assolti in primo grado dall’accusa di importazione illegale nell’Ue ma condannati in concorso per la detenzione e la vendita di animali di specie considerata pericolosa.
Il giudice Daniela Rispoli, in particolare, ha condannato Armando Tiberi a 4 mesi di arresto e 18mila euro di multa e il coimputato a 4 mesi di arresto e 6666 euro di multa.
Tiberi dovrà inoltre versare un risarcimento di diecimila euro all’Enpa, che si è costituito parte civile, mentre il coimputato dovrà versare all’Ente nazionale per la protezione degli animali la somma di cinquemila euro a titolo di risarcimento.
È stata inoltre disposta la confisca e la devoluzione al ministero dell’ambiente dei dodici esemplari di pastore cecoslovacco posti sotto sequestro sull’Amiata in seguito all’operazione Cappuccetto Rosso del Cites del 15 aprile 2021 e affidati in custodia all’allevatore l’anno scorso.
Confiscate e avviate infine alla distruzione le carcasse dei tre animali morti sull’Amiata, due cuccioli deceduti dopo appena una settimana e Raja, la femmina “più lupo che cane” giunta dalla Russia con regolare certificato di un veterinario di Mosca, che aveva cinque mesi quando fu sequestrata ed è diventata adulta in cattività prima di morire anche lei in montagna a gennaio 2023.
A luglio dell’anno scorso gli animali – ora confiscati e devoluti al ministero dell’ambiente – erano tornati nel loro luogo di origine, in una struttura con oltre 200 metri quadrati di box e circa un ettaro di terreno per lo sgambamento, adiacente a un bosco e un’oasi.
La sentenza non è ancora definitiva. Tiberi si dice pronto, una volta lette le motivazioni, a presentare appello contro la sentenza di primo grado del tribunale di Viterbo. “È frustrante essere condannati per qualcosa che non si è fatto”, il commento a caldo dell’allevatore.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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