Capranica – (sil.co.) – Bastonate fuori della discoteca, assolti dopo oltre otto anni gli imputati uno dei quali ha dovuto fare i conti con la pesantissima accusa di tentato omicidio.
In sei dovevano rispondere di rissa e uno di loro anche di tentato omicidio, reato per il quale il 15 ottobre 2020 l’accusa aveva chiesto, solo per lui, una condanna a cinque anni. Ad avere la peggio fu un giovane oggi 35enne, presente al processo nella duplice veste di parte civile e di imputato. Ormai 14 mesi fa, la procura aveva già chiesto l’assoluzione per tutti dall’accusa di rissa.
Si è chiuso mercoledì davanti al collegio il processo scaturito dai disordini scoppiati all’esterno della discoteca Le Saline la notte tra il 6 e i 7 settembre 2013 in cui ha rischiato di morire un giovane, oggi 35enne, che fu preso a bastonate e rimase gravemente ferito alla testa. Sul posto intervennero 118 e carabinieri.
Sul posto carabinieri e 118
La corsa in ospedale col cranio fracassato
Secondo il perito super partes nominato dal tribunale, la dottoressa Mariarosaria Aromatario, il mezzo usato e i colpi ricevuti avrebbero potuto provocare la morte della vittima qualora Giorgio Piferi, questo il nome, non fosse stato soccorso tempestivamente. Le stesse conclusioni cui era giunto il perito di parte, professor Massimo Lancia. Subito soccorso, il giovane fu portato prima all’ospedale di Belcolle e subito trasferito al policlinico Gemelli di Roma, dove giunse in gravissime condizioni, col cranio fracassato.
La vittima: “Ricordo solo i miei passi sulla ghiaia”
“Quando mi sono risvegliato al Gemelli, i medici mi dissero che avevo rischiato la vita”, ha raccontato Piferi all’udienza del 13 febbraio 2019, assistito dagli avvocati Roberto e Francesco Massatani. In ospedale è rimasto ricoverato per 20 giorni.
L’episodio sarebbe avvenuto verso le 4 del mattino. Piferi aveva trascorso la serata in discoteca con alcuni amici. Durante la serata uno degli imputati gli avrebbe riferito di aver avuto una discussione con una persona all’interno del locale. Dopo questo primo litigio ce ne sarebbe stato poi un secondo, avvenuto successivamente all’esterno del locale. Una rissa, scoppiata fuori dal locale, tra due gruppi di ragazzi, uno di Sutri e uno di Capranica.
La vittima è stata soccorsa sul posto dal personale del 118, portata in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle e, da qui, al Gemelli in eliambulanza, dove infine il giovane è stato sottoposto a un lungo e delicato intervento chirurgico alla testa dal quale avrebbe rischiato di non svegliarsi.
“Ricordo soltanto i miei passi sulla ghiaia e che stavo andando al parcheggio. Ricordo la figura di un ragazzo, che oggi non saprei riconoscere, che prende un bastone da terra e poi il nulla. Mi sono risvegliato che ero già stato operato e mi dissero che ero stato in pericolo di vita”, ha proseguito la vittima, mostrando la ferita ai giudici del collegio, una cicatrice da un orecchio all’altro con 55 punti di sutura e un avvallamento del cranio.
L’imputato: “Mi dissero ‘negro di merda’”
Il giovane imputato di tentato omicidio, un ragazzo di colore, all’udienza del 12 febbraio 2020, ha rilasciato spontanee dichiarazioni.
“Quella sera – ha detto – ero in discoteca con alcuni amici quando sono stato avvicinato da un uomo che mi ha dato del ‘negro di merda’ dicendomi ‘vattene via, noi qui non ti vogliamo’. Uno dei miei amici è intervenuto, difendendomi a parole. Anche i suoi amici sono intervenuti, scaraventandomi a terra e colpendomi con calci e pugni, finché non sono venuti i buttafuori che ci hanno fatto uscire”, ha spiegato.
“Mentre andavamo a riprendere le auto, sono usciti anche loro, ci hanno rincorso e ci hanno aggredito in gruppo. Io ho avuto paura e li ho cacciati via con un legno che avevo raccolto per terra e che poi mi è scivolato dalle mani. A quel punto sono fuggito, mentre loro mi inseguivano, nascondendomi in un noccioleto mentre mi cercavano e tornando a casa a piedi quando hanno smesso. La mattina dopo, senza sapere cos’altro era successo, sono andato subito in caserma a sporgere denuncia per l’aggressione che avevo subito in discoteca”.
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