Il presunto rapinatore del 6 novembre 2020 a Canino in azione a Terni quattro mesi dopo
Canino – Identificati a distanza di due anni grazie al Dna i presunti rapinatori che il 6 novembre 2020 hanno messo a segno un colpo a mano armata presso la cooperativa Doganella di Canino, punto di riferimento per le aziende agricole della vasta area che si estende tra Canino, Montalto e Ischia di Castro
Uno dei due sarebbe un rapinatore seriale del capoluogo, “specializzato” in farmacie, che negli ultimi due anni avrebbe messo a segno diversi colpi, oltre che nel Lazio, anche in Toscana e Umbria.
Come detto, si tratta di un pregiudicato viterbese, di 43 anni, difeso dall’avvocato Luigi Mancini. E’ stato raggiunto a inizio luglio dalla nuova ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Grosseto, dove è detenuto da oltre un anno per una tentata rapina in farmacia messa a segno a distanza di cinque mesi e la scorsa primavera è stato condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi per due rapine in farmacia in Umbria, risalenti ad appena quattro mesi dopo il colpo di Canino.
Si dice innocente, ma non risponde al gip
Per la modalità con cui si è consumata la rapina in zona Bonifica, alla Doganella di Canino, gli inquirenti, dopo avere individuato il presunto complice, sarebbero risaliti anche al 43enne, sottoposto alle analisi del Dna in carcere, che in un primo momento avrebbero dato esito negativo e poi positivo.
Comparso venerdì 8 luglio davanti al gip Giacomo Autizi del tribunale di Viterbo per l’interrogatorio di garanzia, il presunto bandito, raggiunto in carcere dalla nuova ordinanza di custodia cautelare, si è avvalso della facoltà di non rispondere, anche se negherebbe categoricamente di aver partecipato alla rapina.
Dipendenti fatti sdraiare a terra e legati
Era un venerdì pomeriggio poco dopo la chiusura, verso le 18,30, quando due banditi hanno fatto irruzione a mano armata e col volto coperto da berretti e passamontagna presso la sede dell’azienda agricola minacciando con una pistola i tre dipendenti che erano ancora all’interno, due uomini in magazzino e una donna in ufficio, intimando loro di consegnare il denaro delle casse per un bottino attorno ai duemila euro.
Ottenuto quello che volevano, i rapinatori hanno costretto le tre vittime a sdraiarsi sul pavimento, legando loro i polsi con delle fascette di plastica, in modo da ritardare l’allarme e fuggendo indisturbati nel buio senza lasciare apparentemente traccia.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri delle stazioni di Cellere e Canino e del nucleo operativo della compagnia di Tuscania, secondo i quali la coppia avrebbe probabilmente lasciato l’auto usata per il colpo parcheggiata a distanza, dal momento che non sono state trovate tracce né di gomme, né di frenate.
L’avvocato Luigi Mancini
Risolutivo il test del Dna
Identificare i rapinatori sembrava una mission impossibile, dal momento che anche i filmati della telecamere a circuito chiuso si sarebbero limitate a riprendere due individui vestiti con abiti scuri e completamente travisati. Un solo indizio utile. Sembra che entrambi parlassero un italiano perfetto, secondo i testimoni con un accento del sud.
Ebbene, a distanza di quasi due anni, i rilievi della scientifica avrebbero condotto gli inquirenti, grazie alla prova decisiva del test del Dna e non solo, all’identificazione prima di un bandito e poi anche del presunto complice, per l’appunto il viterbese.
Il rapinatore seriale col ferrovecchio
Il 43enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, è attualmente detenuto nel carcere di Grosseto per una tentata rapina in farmacia commessa il 7 aprile 2021 nel capoluogo toscano.
Lo scorso 14 aprile, inoltre, è stato condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi di reclusione con lo sconto di un terzo dell’abbreviato dal tribunale di Terni in quanto esecutore materiale di due colpi a mano armata, sempre in farmacia, messi a segno il 29 marzo 2021 a Terni e a Ponte San Giovanni in provincia di Perugia. Stessa pena per il presunto complice che gli faceva da palo, un 47enne viterbese. L’arma utilizzata in Umbria è risultata essere un ferrovecchio. A Canino si parla di una semiautomatica.
Silvana Cortignani
Il 43enne ripreso dalla telecamere il 29 marzo 2021 a Terni
– Legati, minacciati con la pistola e rapinati
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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