– “Mi hanno preso la vita e rubato il futuro, ho sperato ogni giorno di avere giustizia, ma se avessi saputo che finiva così non li avrei mai denunciati. Ora sono stanca, non ho più la forza di combattere”.
La ragazza che ha denunciato otto coetanei per lo stupro di Montalto di Castro affida il suo sfogo alle pagine di Repubblica.
Il quotidiano ha pubblicato un intenso resoconto per ripercorrere un calvario che va avanti dal 2007. Da quella maledetta notte tra il 31 marzo e il primo aprile, quando Maria – nome di fantasia – va a una festa in discoteca a Montalto. Ha appena 15 anni. La serata finisce con lei a terra, la minigonna alzata e le calze rotte: otto coetanei la trascinano in un angolo buio della pineta e la violentano.
Solo sei anni anni e due processi dopo, Maria riesce a parlarne. Il primo termina con la messa in prova degli otto, che avrebbero dovuto sostenere 28 mesi di servizio civile. Il percorso di reinserimento sociale, però, si interrompe prima. Parte un nuovo processo, finito il 25 marzo esattamente come il primo: messa in prova. Che in poche parole significa che i giudici hanno riconosciuto i ragazzi colpevoli, ma la loro riabilitazione passerà per i servizi sociali.
Accanto a Maria, come sempre, la madre Agata, indignata per quella grossa parte di Montalto che le ha sempre voltato le spalle. Ma a farle ancora più male è l’atteggiamento dei ragazzi, che “durante le udienza ridevano”. “Quelli vanno in giro – esclama Agata -, sono liberi, li vedi nei bar, si sono sposati. Maria ha perso venti chili, è dovuta andare via, a lei chi restituirà il futuro? Per questo vorrei ancora avere giustizia”.
Una possibilità c’è. Maria potrebbe ancora fare appello. Ma alla giornalista di Repubblica Maria Novella De Luca confida che non se la sente. Che è demoralizzata e stanca.
“Non posso sostenere un nuovo processo – dice – a ogni udienza sto male, vomito, ricominciare daccapo, vedere le loro facce… Li dovevano condannare, ma mi basta che i giudici mi abbiano creduto, che io sono una ragazza perbene. Ora cerco soltanto un po’ di pace”.
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