Montefiascone – Il cantiere sequestrato a Poggio del Crognolo e nel riquadro Massimo Ceccarelli
Montefiascone – Abusi edilizi a Poggio del Crognolo, non luogo a procedere per prescrizione per il noto politico e costruttore falisco Massimo Ceccarelli.
Sono stati invece condannati a 8 mesi e a 4 mesi di reclusione in primo grado, con sospensione della pena, l’ex dirigente Angelo Cecchetti e l’architetto Massimo Ingrosso, accusati rispettivamente di abuso d’ufficio e falso.
Sette in totale gli indagati rinviati a giudizio, accusati a vario titolo di violazioni alla normativa urbanistica, falso ideologico e abuso d’ufficio.
A fine novembre il pubblico ministero Massimiliano Siddi aveva chiesto per i due imputati Cecchetti e Ingrosso pene di un anno e di quattro mesi. Ieri la sentenza del collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, che ha scontato di quattro mesi la condanna per l’ex dirigente. Assistito dallo storico difensore Giovanni Labate l’ex responsabile dell’ufficio tecnico.
Prescritti gli altri reati per cui è finito a processo anche il politico Massimo Ceccarelli, difeso dall’avvocato Enrico Valentini, nelle sue vesti di costruttore, assieme a ulteriori quattro imputati: Luca Cicoria, Adriano Magnani, Maria Luisa Menchinelli e Patrizia Ranaldi.
E’ il processo scaturito dalla denuncia di tre sorelle proprietarie di un terreno confinante che, dopo essersi sentite dire dal Comune di Montefiascone che era tutto a posto, convinte del contrario, presentarono un esposto.
Il 17 maggio 2017 c’è stato il sequestro del cantiere. Le contestazioni scaturiscono dagli accertamenti effettuati in località Poggio del Crognolo, dove l’immobile al centro dell’inchiesta, un fabbricato a schiera costituito da una struttura portante in cemento armato con ultimo piano in fase di completamento, è stato posto sotto sequestro preventivo.
Silvana Cortignani
Giovanni Labate e Enrico Valentini
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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