Ronciglione – Operazione Tsunami: per l’accusa era piccolo spaccio, prescrizione “natalizia” per gli ultimi quattro presunti “pusher”.
Non luogo a procedere per prescrizione alla vigilia delle feste per i quattro imputati che a suo tempo, dichiarandosi innocenti, scelsero il rito ordinario invece di patteggiare.
Si tratta di quattro degli oltre venti arrestati nella maxiretata del 2 novembre 2015. Per loro, a distanza di sette anni, il processo si è chiuso il 21 dicembre davanti ai giudici del collegio, dopo la riqualificazione dei fatti come di lieve entità. Tra i difensori gli avvocati Matteo Moriggi e Vincenzo Petroni.
Gli imputati erano accusati di spaccio a minori. I giovanissimi assuntori avrebbero comprato hashish e marijuana anche presso il negozio di frutta e verdura gestito da due fratelli egiziani a Ronciglione, uno dei quali tra i quattro a processo col rito ordinario.
Gli altri tre erano invece tutti italiani, uno dei quali a sua volta fratello di uno degli arrestati che hanno invece patteggiato.
All’udienza del 22 dicembre 2020, a distanza di cinque anni, furono sentiti come testimoni un 28enne e due giovani poco più che ventenni, uno dei quali aveva 16 anni all’epoca dei fatti, i quali hanno sottolineato di avere fatto uso saltuario di sostanze stupefacenti da adolescenti, non ricordando però chi fossero i pusher.
Al termine dell’udienza, la pm Paola Conti, titolare dell’inchiesta dei carabinieri, visto l’andazzo, rinunciò a sentire gli altri giovanissimi inseriti nella lista dei testimoni. I fatti sono stati poi ricostruiti in aula dai carabinieri che hanno condotto le indagini.
Pusher fuori scuola e al pronto soccorso
L’inchiesta portò alla luce una florida attività di spaccio localizzata prevalentemente nella bassa Tuscia, tra Ronciglione, Caprarola, Sutri, Nepi e Bracciano. La droga proveniva dalla capitale: hashish, marijuana, ma anche cocaina secondo l’accusa.
Tra gli episodi più gravi, il presunto spaccio fuori l’istituto alberghiero di Caprarola o il pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Ronciglione.
Droga “anticaduta per capelli”
Architrave dell’accusa, una lunga serie di intercettazioni. Per andare a prendere lo stupefacente, gli indagati parlavano di “passeggiate”, “pranzi” e “caffè” sempre “alla solita ora”. Ma anche di “anticaduta per capelli”, per indicare le dosi.
“Pony express” a domicilio
Secondo l’accusa, avrebbero spacciato hashish, marijuana e in qualche caso cocaina anche a studenti minorenni all’uscita dalle scuole. Ma le dosi venivano recapitate perfino a domicilio, attraverso un sistema di pony-express, dietro prenotazione telefonica.
Tredici condanne in un giorno
Per 17 degli arrestati, data l’evidenza delle prove, la pm Paola Conti ha ottenuto il giudizio immediato, tra cui i quattro imputati per cui il processo si è chiuso mercoledì. La procura ha fatto il primo pieno di condanne, 13 in un sol giorno, a novembre 2016, ad appena un anno di distanza dal fermo della presunta banda composta prevalentemente da baby spacciatori che operavano tra Ronciglione, Caprarola, Capranica, Nepi, Sutri e Roma.
Pene da 6 mesi a un anno e 8 mesi
n 13 sono ricorsi a riti alternativi, usufruendo dello sconto di un terzo della pena. In 11 hanno patteggiato davanti al gup Savina Poli condanne da un minimo di 8 mesi a un massimo di un anno e 8 mesi, in 2 sono stati invece condannati col rito abbreviato rispettivamente a 6 mesi e a 8 mesi.
Lavori socialmente utili per quattro
Nove imputati hanno potuto usufruire della sospensione condizionale della pena, mentre il giudice ha accolto la richiesta dei difensori di misure alternative al carcere per i quattro imputati che, a causa dei precedenti, non ne avevano diritto. Si tratta di un imputato oggi 37enne, condannato a lavorare gratis per la protezione civile di Monterosi per un anno e 4 mesi; un 36enne, chiamato a scontare 6 mesi presso un ente pubblico accreditato; due ventenni, condannati a prestare attività lavorativa non retribuita per 4 e 9 mesi presso il Comune di Ronciglione.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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