Canino – Colpo alla cooperativa Doganella, nessuno sconto al complice del rapinatore armato.
No della procura al patteggiamento e no del tribunale al rito abbreviato.
Sarà quindi celebrato col rito ordinario, davanti al collegio del tribunale di Viterbo, il processo al 48enne siciliano D.G. entrato in azione nel tardo pomeriggio del 6 novembre 2020 con il 44enne viterbese A.N.S., quest’ultimo armato, sembrerebbe di una pistola semiautomatica.
Entrambi pregiudicati, i due banditi sono difesi dagli avvocati Luigi Mancini del foro di Viterbo il 44enne e dal collega Antonio Ficarra di Termini Imerese il 48enne.
La coppia è stata identificata a distanza di due anni, nel 2022, grazie al Dna repertato dagli investigatori sulla scena del crimine e solo in un secondo tempo ricollegato ai banditi per cui l’estate scorsa è scattato l’arresto e quindi il giudizio immediato.
Ficarra aveva proposto per il siciliano di patteggiare una condanna a tre anni e quattro mesi, con lo sconto di un terzo della pena del rito, senza chiedere in subordine di procedere con l’abbreviato.
Ma il pm Massimiliano Siddi ha detto no e per Ficarra ha tentato ieri la strada dell’abbreviato l’avvocato Mancini, che lo ha sostituito. La richiesta, giunta ormai fuori termine, non è stata però accolta dal collegio. Si è quindi proceduto con l’ammissione prove.
Il processo sarà celebrato tra giugno e luglio, quando saranno sentiti i tre testimoni dell’accusa e si procederà alla discussione, con sentenza, salvo imprevisti, prima della pausa estiva.
Il colpo un venerdì pomeriggio di novembre
Il colpo di Canino risale al 6 novembre 2020. Era un venerdì pomeriggio poco dopo la chiusura, verso le 18,30, quando due banditi hanno fatto irruzione a mano armata e col volto coperto da berretti e passamontagna presso la sede dell’azienda agricola.
I rapinatori avrebbero minacciato con una pistola i tre dipendenti che erano ancora all’interno, due uomini in magazzino e una donna in ufficio, intimando loro di consegnare il denaro delle casse per un bottino attorno ai duemila euro.
Ottenuto quello che volevano, avrebbero quindi costretto le tre vittime a sdraiarsi sul pavimento, legando loro i polsi con delle fascette di plastica, in modo da ritardare l’allarme, fuggendo indisturbati nel buio senza lasciare apparentemente traccia.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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