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Tribunale - La vittima finì a Belcolle con il cranio fracassato a sgabellate - In seguito al gravissimo episodio, si mobilitò la polizia penitenziaria

Rissa finita nel sangue a Mammagialla, slitta processo a cinque detenuti imputati di tentato omicidio

di Silvana Cortignani
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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla


Viterbo – Rissa finita nel sangue a Mammagialla, slitta al 2024 la testimonianza della vittima nell’ambito del processo per tentato omicidio in concorso a cinque detenuti coinvolti nei gravissimi disordini scoppiati all’interno della casa circcondariale di Viterbo il 28 ottobre 2016. Tra gli imputati anche un pluripregiudicato legato al mondo dello spaccio e alla criminalità organizzata di Tor Bella Monaca, il boss 39enne G.M.. 

In seguito all’ennesima tragedia sfiorata, il 14 novembre di sette anni fa, per protesta, i cancelli dell’istituto furono tappezzati di cartelli e striscioni delle sigle sindacali Sappe, Osapp, Uil, Uspp e Cgil, che dal 9 novembre avevano proclamato lo stato di agitazione, minacciando anche l’astensione dalla mensa, per chiedere più vicinanza da parte dell’amministrazione e condizioni di lavoro più “sicure” e la convocazione di un tavolo per discutere e affrontare le criticità.

L’udienza di ieri è stata rinviata al prossimo mese di dicembre per una nuova calendarizzazione, mentre sarebbe stata chiesta la riunione con un altro procedimento la cui prima udienza è prevista prima della pausa per le festività di fine anno. Si tratta del processo per gli stessi fatti a carico di un sesto imputato per cui a suo tempo la procura chiese il rinvio a giudizio, rimasto “in solitaria”, in quanto nel frattempo recluso in un carcere del suo paese.

Il rinvio non ha fatto piacere a un testimone, un pregiudicato d’origine campana all’epoca detenuto anche lui a Mammagialla, il quale ha chiesto la parola per dire al collegio che “non è la prima volta che vengo al tribunale di Viterbo da fuori per niente”, spiegando “sono invalido e non ho cose particolari da riferire”, nella speranza che il pm lo esoneri da una ulteriore trasferta.

In teoria avrebbero dovuto essere ascoltati pure un poliziotto penitenziario e la vittima che avrebbe rischiato di morire e che si è costituita parte civile per i danni. Si tratta di un detenuto che fu preso a sgabellate in faccia e fu trasferito d’urgenza in codice rosso all’ospedale di Belcolle con la testa fracassata e ricoverato in prognosi riservata a causa della profonda lesione riportata al cranio.


Viterbo - La protesta dei sindacati fuori Mammagialla del 14 novembre 2016

Viterbo – La protesta dei sindacati fuori Mammagialla del 14 novembre 2016


Sgabellate in faccia per un manico di scopa. Era un sabato pomeriggio, quando il detenuto rimasto gravemente ferito, sembra per difendersi da un’aggressione, si sarebbe armato di un manico di scopa, venendo colpito violentemente alla testa da una sgabellata sferrata da un compagno di sezione.

Botte da orbi sotto gli occhi delle telecamere. All’udienza che si è tenuta l’8 giugno 2022 ha raccontato cosa è successo in aula uno degli agenti che hanno ricostruito l’accaduto con l’ausilio dei filmati della videosorveglianza interna alla casa circondariale di Viterbo. “I filmati delle telecamere di sicurezza hanno ripreso, senza audio, quattro dei detenuti imputati mentre sono riuniti nella sala socialità. Poi, attivati da un quinto detenuto rimasto ignoto, vanno verso altri due detenuti. che invece stanno nel corridoio della sezione, aggredendoli”.

Dieci minuti d’inferno in carcere. “Uno dei quattro dà un pugno in faccia alla futura vittima della sgabellata, che cade a terra, beccandosi anche un calcio. Gli altri tre, invece, aggrediscono l’altro detenuto. Uno, poi, prova anche lui a colpire con un calcio il detenuto scaraventato a terra con un pugno che, per difendersi, afferra un manico di scopa che era in una cella”.“Uno dei quattro, a quel punto, gli sferra uno sgabello in piena faccia. Il tutto sarà durato una decina di minuti, tra le 16,50 e le 16,57”, ha concluso il penitenziario, i cui frame estrapolati dai filmati sono stati acquisiti nel fascicolo del processo. 

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 settembre, 2023

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