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Tribunale - La mattina successiva al colpo, denunciò in questura il furto dell'auto a noleggio usata dalla coppia di banditi - Ma commise un errore

Carabiniere rapinato e preso a sprangate, a processo la complice che fornì l’alibi falso ai due giostrai

di Silvana Cortignani
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Oriolo Romano – Avrebbe accettato, senza successo, di fornire un alibi falso a due violenti banditi in cambio di un Rolex d’oro.

Per questo una viterbese, residente in una delle frazioni del capoluogo, è finita a processo davanti al collegio con l’accusa di rapina aggravata in concorso con due giostrai di Cerveteri, cognati tra loro, che verso le sei del pomeriggio dell’8 gennaio 2020 hanno picchiato con una spranga di ferro un carabiniere di Oriolo Romano che li aveva sorpresi a rubare nella propria abitazione al rientro dal lavoro. 

La mattina successiva al colpo, la donna denunciò in questura il furto dell’auto a noleggio usata dalla coppia di banditi. Ma commise un errore.


Carabinieri e 118 - Foto di repertorio

Carabinieri e 118 – Foto di repertorio


Il processo alla donna, per cui si procede separatamente, essendo stata individuata nel corso delle indagini a carico della coppia di rapinatori, sarebbe dovuto entrare nel vivo ieri, ma è stato rinviato alla prossima estate per l’assenza dei primi due testimoni della pm Eliana Dolce, due carabinieri che hanno stretto il cerchio attorno alla complice dei banditi.

L’udienza non è stata però a vuoto perché la pm – col parere favorevole del difensore Nicol Crocetti in sostituzione del collega Luigi Mancini – ha ottenuto l’acquisizione dell’annotazione di uno dei due militari, che quindi non dovrà essere ascoltato, relativa alle celle agganciate durante tutto il percorso dall’auto a noleggio munita di gps utilizzata dai giostrai per il colpo. 

I banditi, oltre che dal gps della macchina a noleggio, sarebbero stati incastrati anche dalle celle agganciate dai telefonini, perfettamente sovrapponibili per luoghi e orari. 

L’imputata è finita nei guai perché, la mattina successiva alla rapina a casa del carabiniere, si è recata in questura per denunciare il (falso) furto della Fiat 500 bianca da lei noleggiata a Cerveteri, che era stata utilizzata dai banditi, sembra promettendole in cambio 4mila euro e un Rolex d’oro.

Peccato che la donna abbia commesso un errore, dicendo che l’auto era stata rubata dai ladri la sera prima mentre era parcheggiata a Roma con la chiave rimasta appesa sullo sportello, quando il Gps dell’assicurazione dava la vettura a Oriolo Romano alla stessa ora.

La Fiat 500 bianca, lavata e tirata a lucido probabilmente per cancellare ogni traccia dei banditi, fu trovata il giorno stesso della denuncia “abbandonata” nel parcheggio di un lavaggio auto a Ladispoli.

Ancora in corso il processo ai due giostrai, accusati anche di altri sei colpi tra Oriolo Romano e la capitale, due dei quali la notte di Capodanno, tra il 2019 e il 2020, mentre i padroni di casa erano fuori a festeggiare. Riprenderà dopo l’estate, per sentire l’unico testimone della difesa, un maresciallo dei carabinieri di Grosseto che avrebbe indagato su dei furti in abitazione commessi dal suocero di uno dei due imputati, che secondo la difesa non avrebbe avuto la disponibilità del telefono cellulare individuato sulla scena del crimine la sera dell’8 gennaio 2020.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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22 novembre, 2023

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