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Giudiziaria - Secondo una perizia che potrebbe ripercuotersi anche sul processo per l'uccisione della Rizzello

Tentato omicidio, De Vito momentaneamente incapace di intendere

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L'imputato Giorgio De Vito

L'imputato Giorgio De Vito

Marcella Rizzello

Marcella Rizzello, la donna che De Vito è accusato di aver ucciso

Emiliano Liberati

Emiliano Liberati, l'operaio aggredito da De Vito

L'avvocato di De Vito Enrico Valentini

L'avvocato di De Vito Enrico Valentini

Il pm Renzo Petroselli

Il pm Renzo Petroselli

Le parti civili

Le parti civili al processo dell'omicidio Rizzello

Ha tentato di uccidere il nuovo compagno della sua ex. Ma al momento del fatto era incapace di intendere e di volere.

E’ quanto scritto, in estrema sintesi, in una delle tre perizie psichiatriche eseguite su Giorgio De Vito.

Sul 37enne napoletano pende una richiesta di condanna all’ergastolo per l’omicidio della 30enne di Civita Castellana Marcella Rizzello. Ma De Vito è imputato anche per altri due fatti: un furto a casa della cugina e il tentato omicidio dell’operaio di Fabrica di Roma Emiliano Liberati. De Vito lo aggredì nel maggio 2010 a colpi di scimitarra. Il movente era passionale: quella che fino a un mese prima era stata la sua compagna, Mariola Michta, lo aveva lasciato per mettersi con l’operaio, che, quindi, la doveva pagare.

In tutti e tre i casi De Vito è stato sottoposto a perizia psichiatrica. Quella del processo per furto è ancora in corso. Le altre due sono ultimate. Ma mentre il perito dell’omicidio Rizzello, Maurizio Marasco, ha definito il 37enne napoletano lucido e sano di mente, diversa è la conclusione del pull di specialisti del tentato omicidio.

La perizia dello psicologo Mario Morucci, del medico chirurgo Eugenio Pascucci e del dirigente medico specialista in medicina legale Alessandro Pinnavaia parla di una “capacità di intendere e di volere fortemente scemata al momento del fatto e limitatamente allo stesso”.

“Se si può affermare – si legge nella perizia – che su un piano cognitivo il De Vito, in linea di massima, ha sufficiente capacità di coscienza, è necessario sottolineare che tale funzione viene a essere significativamente ridotta in via transitoria e situazionale in presenza di una specifica causa scatenante, con conseguenze anche sulla facoltà di autodeterminarsi liberamente”. La causa scatenante in questione, secondo i periti, sarebbe stata la gelosia nei confronti di Liberati.

Più difficile risulta, invece, rintracciare una “causa scatenante” nel caso dell’omicidio Rizzello, in cui non c’era alcun rapporto tra la vittima e De Vito. Eppure, il dna del 37enne lo inchioda alla scena del delitto, suggerendo che fu lui a colpire la donna con trenta coltellate, anche senza una conoscenza, né un’apparente causa scatenante.

Per i periti del tentato omicidio, comunque, De Vito resta un soggetto socialmente pericoloso. Lo dimostra il suo vissuto costellato di liti violente, aggressioni a parenti e conoscenti e persino gli attacchi al pm Renzo Petroselli, titolare di tutte le indagini a suo carico e definito da De Vito come “bugiardo e pagato dalla camorra”.

Nel 37enne c’è un “forte bisogno di rivalsa”, per l’abbandono della madre naturale prima, del padre adottivo poi e di tutti i traumi sofferti nella sua vita. La perizia parla di “forti componenti ansiose”, “personalità immatura ed egocentrica”, “tendenza impulsive e di discontrollo”, riferibili a disturbi di personalità.

Un quadro che potrebbe ripercuotersi anche sul processo dell’omicidio Rizzello, qualora l’avvocato difensore Enrico Valentini decida di chiedere un’ulteriore perizia psichiatrica in extremis per smentire le conclusioni del professor Marasco.

L’ultima occasione per farlo è l’arringa finale di oggi, con la quale la difesa tirerà le somme e presenterà le sue richieste per De Vito. Prima della sentenza di dopodomani.


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7 maggio, 2012

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