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Economia - Viterbo - Prima che scompaia definitivamente e prima che cessino tutte le attività economiche

Il centro storico va chiuso per resuscitarlo

di Ernie Souchak

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Centro storico - Piazza San Carluccio

Centro storico – Piazza San Carluccio

Centro storico - Piazza delle morte

Centro storico – Piazza delle morte

Il centro storico

Centro storico - Piazza San Pellegrino

Centro storico – Piazza San Pellegrino

Centro storico - Piazza San Pellegrino

Centro storico – Piazza San Pellegrino

Centro storico - Piazza del Gesù

Centro storico – Piazza del Gesù

–  Il centro storico va chiuso. Il centro storico di Viterbo deve diventare il volano economico per il rilancio della città. Il centro storico va rivitalizzato 365 giorni all’anno e non per qualche giornata o in occasione di qualche manifestazione più o meno riuscita d’estate.

Tutto semplice. Tutto chiaro. Ma in venti anni non si è fatto assolutamente nulla in questo senso. Mentre città paragonabili, come Siena e Perugia, hanno chiuso con successo i centri storici da decenni. A Viterbo nulla è stato fatto. Si scorrazza con suv e camion non solo in piazze come San Pellegrino o del Gesù con le conseguenze che tutti vedono, ma sui monumenti stessi. Basta fare un giro la sera per vedere auto sulle fontane. Basta fare un giro la mattina per vedere come vengono trattati i monumenti.

Tutto questo ha portato alla morte del centro storico. Ormai uno dopo l’altro i negozi vanno chiudendo. Gli uffici fuggono. Le attività economiche in genere scompaiono. Il tutto lo dobbiamo alla miopia delle amministrazioni che  si sono susseguite e a una, ormai, piccola minoranza di commercianti che si sono opposti a qualsiasi valorizzazione del centro storico, che non può non partire dalla chiusura progressiva.

Sì, sono stati alcuni commercianti che hanno decretato lo stato attuale del centro facendo una sorta di harakiri. E va detto che la gran parte dei commercianti, consapevole del disastro a cui si è arrivati,  si sta orientando per la chiusura, proprio perché  non c’è altra soluzione.

E allora va messo un punto fermo: chiudere il centro. Come per altro la gran parte dei cittadini chiedono da anni. Ogni sondaggio fatto in questi anni, anche da Tusciaweb, ha mostrato come una maggioranza schiacciante di viterbesi chiede di mettere la città al passo con Orvieto, Perugia, Siena…

E bisogna dire che una chiusura modulare del centro può partire da subito, senza stare ad aspettare nuovi parcheggi miracolosi.

Ai residenti va spiegato che dalla chiusura hanno tutto da guadagnare, perché saranno gli unici ad avere possibiltà di entrare e tutti i posti macchina liberi dovranno essere a loro riservati. Mentre ora li può occupare chiunque.

Ai commercianti va spiegato che se ci sarà una ragione per andare a fare la spesa al centro sarà per la qualità non solo dei loro prodotti, ma anche dell’ambiente. La gradevolezza e la vivibilità del centro sono la loro forza. Basta fare un giro a Perugia per capirlo. Per esser chiari: i primi a trarre vantaggi dalla chiusura sono i commercianti. Come dire: sappiamo già a cosa ha portato la viabilità selvaggia in centro: alla morte di ogni attività economica.

E poi, certo, la situazione va studiata modulo per modulo. Individuando quartiere per quartiere i posteggi e la viabilità razionali. Per esempio Pianoscarano ha appena fuori le mura ampi spazi.

Il comune potrebbe seguire un algoritmo ben preciso:

1 – Far rispettare i divieti che, anche se un po’ confusionari, esistono. E per far questo serve solo una cosa: tornare all’antico, quando nella città in ogni piazza principale c’era un vigile urbano. Uno non una pattuglia di tre. Ma è possibile che in città non si veda mai un vigile urbano e quando si vede sono in pattuglie di due o tre? A chi serve? Non certo ai cittadini e alla città.  I vigili urbani in ogni piazza una volta erano una certezza e una sicurezza per tutti. Ora bisognerebbe oltre ad avere i vigili nel centro storico averne uno fisso per quartiere. Questo solo per tornare ad essere una città decente. Già questo sarebbe una rivoluzione.

2 – Individuare una serie di moduli da chiudere. Ma come è possibile che in questa città non si riesca neppure a tener sgombro dalle auto il quartiere medievale? Per capire meglio: la zona che va da via San Lorenzo, piazza del Gesù a piazza della Morte, al palazzo Papale e San Pellegrino. Un nostro collaboratore per fare una foto a piazza San Pellegrino a 360 gradi, che prende un po’ di tempo, ha dovuto decidere di andarci alla mattina presto perché c’era sempre qualche auto. Incredibile. Per chiudere la parte più antica della città non serve proprio nulla. Questa deve diventare il salotto buono della città. In cui vengono ospitati turisti, set cinematografici, manifestazioni culturali, spettacoli. Per vedere come funziona fate un salto a Certaldo e capirete. E la chiusura deve essere sette giorni su sette. Basta con le prove del fine settimana.

3 – Mettere in campo tutte le strutture del caso per creare parcheggi e viabilità coerente, e andare alla chiusura progressiva di tutto il centro storico. Iniziando dallo spostamento del mercato del sabato che solo l’assoluta miopia amministrativa ha potuto collocare in uno dei pochi parcheggi esistenti.

4 – Fare del centro storico uno dei luoghi su cui puntare i fari della comunicazione che non può non fare leva su quella risorsa infinita che è Roma. E questo in sinergia non solo con gli splendidi centri storici delle frazioni ma anche con quelli dei comuni della provincia. La Quercia, Bagnaia, San Martino sono scrigni densi di tesori in alcuni casi perfino superiori a quelli della città.

I nostri comuni sono dominati da castelli, ville e fortezze ciascuno dei quali vale il viaggio. Per non dire di quel vero e proprio brand che è la parola “Etruschi”. Viterbo vanta diverse necropoli e poi ci sono le eccellenze: dal museo nazionale a Viterbo per arrivare a Tarquinia o Vulci. Un patrimonio incredibile che a oggi non è stato messo in rete e non è stato “venduto” sul mercato turistico se non a pezzi. Con i comuni che si sono mossi ognuno per conto suo. Stesso discorso per il patrimonio enogastronomico. Non è più possibile fermarsi alle sagre del vino e dell’olio.

Insomma partendo dal rilancio del capoluogo e dal suo motore economico – turistico, che non può non essere il centro storico, si potrebbe immaginare qualcosa di molto potente sia sul piano della comunicazione che dell’offerta turistica a livello europeo.

Ma molto dipenderà dal ruolo che Viterbo saprà assumere. Un capoluogo, che non è in grado neppure di chiudere, salvaguardare e valorizzare il centro storico, certo non può trainare la sua provincia su nuovi territori economici.

Ernie Souchak


Inizia con questo articolo una campagna di Tusciaweb per la chiusura del centro storico e per ridare un futuro a tutta la città.
Una campagna che consisterà in una serie di interventi e nell’apertura di un concretissimo dibattito che dia indicazione all’amministrazione su come muoversi per la chiusura. Il tutto nella consapevolezza che il recupero del centro storico è collegato a tutti quartieri della città e perfino al rilancio di un intero territorio.

Per questo chiediamo interventi dei lettori, dei nostri collaboratori, degli amministratori, delle associazioni.

Come qualcuno ricorderà Tusciaweb ci provò, già nel 2011, anche con la giunta Marini a chiedere la chiusura raccogliendo attraverso Facebook e consegnando circa duemila adesioni  ma poi la cosa non andò in porto. Interessante rileggere il dibattito che si era sviluppato andando a vedere in fondo agli articoli il serial.

Ora Viterbo non può più aspettare. La chiusura del centro storico è diventata una vera e propria emergenza.

Nei commenti puoi spiegare all’amministrazione perché il centro storico va chiuso…


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9 settembre, 2013

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