![]() Un momento di grande traffico in centro |
– Sono oltre duemila, 2087 per la precisione, i viterbesi che vorrebbero un centro storico libero dal traffico.
C’è chi lo vuole chiuso parzialmente e chi vorrebbe i carri armati a presidiare i vicoli medievali per non fare entrare proprio nessuno. Ma, sfumature a parte, sono pur sempre duemila persone che mettendoci il nome, il cognome e la faccia hanno dato la loro adesione al referendum di Tusciaweb (cliccami per votare).
Il referendum o, meglio, la petizione, perché di questo si tratta a questo punto, è stato lanciato da Tusciaweb all’inizio dell’estate e in soli tre mesi ha raccolto 2553 risposte.
2087 persone (l’81,75% del totale) hanno risposto sì, 411 (il 16,1%) hanno detto no, 55 (il 2,15%) si sono limitati a cliccare sul non so. Come dire… una vera e propria maggioranza bulgara.
Il centro storico di Viterbo, lo ricordiamo per chi non se ne fosse ancora accorto, attualmente è libero come l’aria. Non c’è un divieto, non c’è una limitazione vera o che venga rispettata a dovere. Non c’è proprio niente. Tranne le auto. Quelle scorrazzano libere tra i vicoli medievali, alcuni dei quali talmente stretti da rendere molto difficili le manovre anche dei piloti più esperti. Senza che nessuno dica o faccia niente.
Qualche cartello che indica le Ztl spunta qua e là, ma quasi mai viene rispettato. Tranne in quei punti, come in Corso Italia, dove in determinati orari c’è una barra meccanica che chiude l’accesso in maniera forzata.
E a San Pellegrino? All’ombra del duomo di San Lorenzo? Niente. Le auto viaggiano senza limite alcuno.
Chiudere un centro storico dall’oggi al domani senza un minimo di criterio è impensabile. Ma con le dovute accortezze, e gli strumenti necessari per renderlo vivibile ma allo stesso tempo chiuso al traffico, qualcosa si potrà pur fare. Anche perché, lo ribadiamo, lo chiedono più di duemila persone.
E non sono soltanto persone a “casaccio” che sparano sentenze senza sapere di cosa si parli. Anzi. Tra i favorevoli ci sono i commercianti, la Confcommercio, la Confesercenti, i politici, gli imprenditori. Insomma, “gente che conta”. Gente che magari al centro ha anche un’attività. Eppure tutte queste persone pare abbiano capito che un centro storico chiuso non equivale a un centro storico morto. Anzi è vero proprio il contrario: un centro storico aperto al traffico muore. E quello di Viterbo è moribondo. Grazie a Marini ed ai suoi predecessori.
Anche il sociologo Mattioli, intervenendo nel dibattito aperto sulle colonne di Tusciaweb, ha spiegato che un argomento del genere nel 2011 non viene più affrontato come 30 anni fa, ma che c’è una sensibilità maggiore tra la gente e che tutti, anche appunto i commercianti, sanno e capiscono che togliere le auto significa cambiare registro ma non chiudere i battenti dei negozi. Anzi.
Inutile, poi, elencare le centinaia di cittadine simili a Viterbo che vivono di turismo e che da anni hanno già adottato la chiusura al traffico.
Servono progetti, servono servizi alternativi, serve tempo. Nulla da obiettare per carità. Ma almeno ci piacerebbe sapere quanto tempo. Una settimana, un mese, un anno, un secolo? Insomma qualcosa si sta muovendo oppure l’amministrazione comunale fa orecchie da mercante?
Per iniziare, almeno per iniziare, qualcosa va smosso. Magari non tutto il centro, ma almeno la zona che va da via San Pellegrino al Duomo, passando per piazza San Carluccio e piazza della Morte, comprendendo piazza del Gesù, Santa Maria nuova e via San Lorenzo si può chiudere subito. Da domani. Tra l’altro non ci risulta che lì ci siano troppi uffici o punti nevralgici da raggiungere per forza con l’auto.
Insomma chi ha il sogno nel cassetto di farsi una passeggiata nel vecchio quartiere medievale di San Pellegrino in santa pace, quanto deve aspettare ancora? E soprattutto Marini quanti consensi vuole perdere prima di iniziare a chiudere almeno il nucleo più antico della città?
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