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Sutri - Pena più alta per l'omicidio colposo del piccolo - Otto mesi per coltivazione di droga - La coppia assolta dall'accusa di ricettazione

Bimbo ucciso da metadone, i genitori condannati a due anni

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Il piccolo Rocco Pellegrini

Il piccolo Rocco Pellegrini

Uno dei flaconi di metadone mostrati in conferenza stampa dai carabinieri

Uno dei flaconi di metadone mostrati dai carabinieri

L'accappatoio del piccolo Rocco

L’accappatoio del piccolo Rocco

Sutri – Bimbo ingerì metadone, condannati i genitori.

Erano accusati di aver lasciato morire il loro bimbo, stroncato da una dose di metadone ingerita per sbaglio.

Stamattina è arrivata la condanna in tribunale per Giulio Pellegrini e Beatrice De Leva: due anni per l’omicidio colposo del piccolo Rocco, un angelo biondo di quattordici mesi ucciso nel 2008 da un flacone di metadone. 

La decisione è arrivata alle 13,30. Dopo un’ora di camera di consiglio, il giudice Eugenio Turco ha sciolto le riserve e letto il dispositivo. Pellegrini e De Leva sono stati condannati anche a otto mesi e duemila euro di multa per coltivazione di droga: nella loro casa a Sutri, i carabinieri trovarono otto piante di marijuana sul balcone.

Assolti dalle altre ipotesi di cessione di droga e dalla ricettazione di un cellulare e una patente trovati nel loro appartamento. Assolto anche il giardiniere Alessandro Ricci, difeso dagli avvocati Roberto e Francesco Massatani, imputato per la presunta cessione di una dose di hashish alla coppia.

Una sentenza che aggiunge dolore a dolore. Ma i risvolti penali sono strascichi trascurabili, rispetto alla tragedia che ha distrutto un’intera famiglia.

E’ il 28 ottobre 2008 quando i genitori di Rocco arrivano all’ospedale Sant’Anna di Ronciglione. Tra le braccia stringono il piccolo, pallido e agonizzante. Quando i medici lo stendono sul lettino, per Rocco è già tardi. Non risponde ai tentativi di rianimazione e non respira più. “Ha preso un po’ di metadone. Pochissimo…”, spiegheranno i genitori, stravolti dal dolore. 

La procura li indaga per omicidio colposo.

Quando il padre Giulio rincasa all’ora di pranzo di quella terribile giornata vede la bottiglietta di metadone a terra. E’ vuota. Ma Rocco sta bene. I genitori non sospettano nulla. Gli danno il latte e lo mettono a letto. Un’ora dopo, la corsa in ospedale. Inutile, ma soprattutto tardiva, per l’accusa: “Rocco poteva salvarsi, bastava portarlo prima al Sant’Anna”, insiste il pm nella sua requisitoria, che si conclude con una richiesta di condanna a un anno e mezzo per omicidio colposo e sedici mesi per ricettazione e coltivazione di marijuana.

L’avvocato Antonio Stellato punta sull’imprevedibilità del fatto: “Il flacone era custodito in un cassetto alto un metro e trenta, chiuso con un tappo particolare. Era impossibile pensare che Rocco sarebbe riuscito a prenderlo e aprirlo”. 

Entro tre mesi le motivazioni. La difesa ha tempo per pensare all’appello.

Stefania Moretti


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4 dicembre, 2013

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