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Caso Mastrolonardo - I genitori della 23enne disabile trasferita a Narni pronti a rivolgersi ai ministri della Giustizia e della Salute

“Francesca si strappava i capelli e le protesi, vogliamo giustizia”

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Francesca Mastrolonardo

Francesca Mastrolonardo

Mariano Mastrolonardo

Mariano Mastrolonardo

Insieme per Francesca - Laura Tramma, la mamma della ragazza

Laura Tramma 

Viterbo – I genitori di Francesca Mastrolonardo contro tutti.

Dopo il ritorno a casa della 23enne disabile non interdetta, trasferita in una casa famiglia a Narni a marzo, il padre Mariano Mastrolonardo e la madre Laura Tramma sparano a zero sulla Asl, sulla struttura di accoglienza umbra e sulle modalità di tutela dei diversamente abili a Viterbo e provincia. E dicono di volere giustizia. “Dal 2010, invece di operare su chi non rispettava i diritti di Francesca Mastrolonardo, queste strutture hanno agito pesantemente solo su Francesca. Hanno punito chi dovevano proteggere – scrivono Laura Tramma e Mariano Mastrolonardo nella loro prima lettera congiunta, dopo il ritorno a casa della ragazza -. Quando l’hanno messa nella casa famiglia le hanno preso a forza il telefono con cui comunicava con i parenti e gli amici. Le hanno tolto il mondo, l’hanno spogliata di tutta la sua autonomia e dignità. Il telefono non lo hanno restituito quando è stata dimessa, ora Francesca esterna in continuazione il bisogno di autostima e autonomia chiedendo del telefono e raccontando le sofferenze subite”.

Per i genitori della ragazza gli oltre otto mesi trascorsi in casa famiglia a Narni sono stati una vera e propria “violenza”. “Siamo allarmati per le conseguenze psicologiche indelebili che tanta violenza indubbiamente lascia. La sua sofferenza è stata forte, si strappava i capelli, gli occhiali e le protesi uditive. Quando è uscita per tutto il giorno piangeva senza apparente motivo. Ti guardava con i suoi occhi socchiusi dal dolore e piangeva”.

Non basta che Francesca sia tornata a casa. Laura Tramma e Mariano Mastrolonardo chiedono giustizia per il trattamento riservato alla figlia e sono intenzionati a rivolgersi “al ministro della Giustizia, che già deve rispondere a tre interrogazioni”, “ai parlamentari che hanno fatto le interrogazioni”, “al ministro della Salute e al consiglio della Regione Lazio”. Promettono anche di “consegnare un folto dossier all’ordine dei medici ove si espongono le azioni nefaste che hanno condotto nostra figlia in quella triste casa famiglia, dove ha, di fatto, subito la sindrome di Stoccolma”.

“Ci siamo rivolti ai tre direttori dell’Asl di Viterbo e continueremo a farlo fino a che non avremo risposte ai tanti lati bui di questa vicenda. Non hanno risposto sulla mancata assistenza medica in cui è stata lasciata nostra figlia per circa un mese. Francesca dal 27 marzo a oggi è costata all’Asl, circa 50mila euro. Chi ha beneficiato di tutto questo?”.


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10 dicembre, 2015

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