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Inchiesta Vox Populi - Corruzione e turbativa d'asta - Ecco come, secondo il gip, gli imprenditori si accaparravano gli appalti del comune di Acquapendente

Un collaudato sistema criminale

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Operazione Vox Populi - La forestale al comune di Acquapendente

Operazione Vox Populi – La forestale al comune di Acquapendente

Operazione Vox Populi - Un commissario capo in forza al comando provinciale di Viterbo con un assistente capo della stazione locale di Acquapendente

Operazione Vox Populi – Un commissario capo in forza al comando provinciale di Viterbo con un assistente capo della stazione locale di Acquapendente

Operazione Vox Populi - La forestale al comune di Acquapendente

Operazione Vox Populi – La forestale al comune di Acquapendente

Acquapendente – Un collaudato sistema criminale. Per il gip Stefano Pepe, le modalità di Galli e Bonamici di sbaragliare la concorrenza negli appalti erano tutt’altro che legittime.

A loro sarebbe stato asservito il settore dei lavori pubblici del comune di Acquapendente, che avrebbe lavorato più nell’interesse dei privati che di quello pubblico. Questo secondo il giudice per le indagini preliminari, che lunedì ha mandato ai domiciliari gli imprenditori Fabrizio Galli e Marco Bonamici, i dipendenti comunali Ferrero Friggi e Vincenzo Palumbo, e il funzionario della regione Lazio Giorgio Maggi.

E’ l’operazione Vox Populi del Nipaf della forestale, coordinata dalla procura di Viterbo. Secondo gli investigatori, al centro dell’illecito sistema ci sarebbe stato proprio Galli. L’imprenditore edile, con l’appoggio dei funzionari Friggi, Palumbo e Maggi, avrebbe gestito in prima persona la maggior parte degli appalti ad Acquapendente, sia emanati dal comune che dalla regione.

Braccio destro di Galli, l’imprenditore Bonamici: anche lui sarebbe riuscito, più volte, a indirizzare l’esito delle gare. Per il gip, con un collaudato e illecito sistema, Galli e Bonamici sarebbero stati imprenditori piglia tutto. E nessuno che sembrasse intenzionato a contrastare le loro ambizioni: né alcune delle altre aziende, in teoria concorrenti, né tantomeno i tre funzionari arrestati.

Per il giudice, Friggi, Palumbo e Maggi sarebbero stati sempre disponibili a offrire il propio aiuto. All’affidamento dei lavori pubblici, Friggi, ex responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Acquapendente, si sarebbe interessato anche dopo il pensionamento. Avrebbe pilotato il suo successore Palumbo che, mostratosi dispobilibile a ricevere le direttive del predecessore, sarebbe stato consapevolmente coinvolto nell’illecita attività.

Il dipendente regionale Maggi, invece, come emerso dalle indagini, avrebbe offerto le proprie funzioni in cambio di “significativi ritorni economici”. Un’atteggiamento, secondo il gip, ben noto negli ambienti da lui frequentati. Tutto in barba alla libera concorrenza.

Per il giudice, il modus operandi degli arrestati sarebbe stato collaudato, spregiudicato e messo in atto senza alcun tipo di timore o remora. Ai cinque indagati si contestano, a vario titolo, corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreti di ufficio. Reati che sarebbero stati commessi dal 2012 sino alla fine del 2015.

Nel mirino degli investigatori, le autorizzazioni per la realizzazione di un centro commerciale vicino il cimitero di Acquapendente e l’affidamento dei lavori pubblici per l’asfaltatura delle strade, per opere di manutenzione in una scuola e per la realizzazione di un parcheggio nei pressi dell’ospedale.

Gli agenti del Nipaf hanno svegliato gli indagati all’alba di lunedì, per poi recarsi negli uffici del comune di Acquapendente per acquisire alcuni documenti, tra agende e cartelle. A far finire i cinque nei guai, la denuncia di un imprenditore che sarebbe stato più volte insultato da Galli, come emerso dalle centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali.

Mercoledì scorso giornata di interrogatori di garanzia al tribunale di Viterbo. In quattro si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’unico che per più di un’ora si è sottoposto alle domande del gip è stato Palumbo. “Il mio assistito – ha asserito l’avvocato Claudia Polacchi, che lo difende insieme a Rita Burchielli – ha chiarito la sua posizione e si ritiene totalmente estraneo alla vicenda”.

Galli, Maggi e Friggi, difesi dall’avvocato Enrico Valentini, sono “molto sereni. Gli imprenditori – sottolinea il legale – sono solo preoccupati per le aziende e i loro dipendenti. Una quarantina di persone devono essere coordinate e mancando il capo effettivo c’è disorganizzazione”.

Al termine degli interrogatori il gip, su richiesta del pm Stefano D’Arma, ha confermato i domiciliari. Il giudice ha ritenuto sussistente sia l’attuale pericolo di reiterazione dei reati che quello di inquinamento prove, ovvero l’occultamento di documenti, appunti e atti. Ma i cinque potrebbero anche condizionare terze persone. Da qui il divieto di colloquio con chi non vive sotto il loro stesso tetto.

Proseguono intanto le indagini. Nel registro degli indagati ci sarebbero anche altre persone, ma tutte a piede libero. Gli investigatori cercano ulteriori documenti e informazione attraverso perquisizioni e sequestri, e starebbero conducendo anche indagini bancarie e finanziare.

Sono già sei invece le imprese della Tuscia pronte a costituirsi parte civile, qualora i cinque fossero rinviati a giudizio. Le aziende lamenterebbero varie ed immotivate esclusioni nelle procedure negoziate del comune di Acquapendente.


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21 ottobre, 2016

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