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Operazione Drum - Reato riqualificato dalla pm Paola Conti, alla luce della nuova normativa - Si alleggerisce la posizione dei presunti spacciatori

Droga al forno e all’agriturismo, riconosciuta la lieve entità a 24 indagati

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale di via Falcone e Borsellino

 

La pm Paola Conti

Titolare dell’inchiesta la pm Paola Conti

Viterbo – (sil.co.) – Operazione Drum, reato riqualificato alla luce della nuova normativa, si alleggerisce la posizione dei presunti spacciatori.

Il pubblico ministero Paola Conti ha riqualificato il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente secondo il quinto comma, riconoscendo ai 24 indagati per i quali è in corso l’udienza preliminare davanti al gup Rita Cialoni la lieve entità.

I 24 indagati comparsi ieri davanti al gup fanno parte dei 61 arrestati nella maxi retata antidroga scattata all’alba del 25 giugno 2013.

Al centro dell’indagine l’agriturismo “Il Castellaccio” e alcuni forni tra Marta e Tuscania. L’intera famiglia dei gestori fu raggiunta dall’ordinanza di custodia cautelare: il padre, la madre, il figlio e le due figlie femmine della coppia. Agriturismo e forni sarebbero stati utilizzati come punti di stoccaggio dello stupefacente. Nelle intercettazioni, secondo l’accusa, la droga veniva chiamata in modi fantasiosi e pittoreschi: “Sono arrivate le pecore”, “Mi serve altra farina”.

Nel corso dell’udienza di ieri, la sostituto procuratore Conti ha riqualificato il reato secondo la formula che alleggerisce la posizione dei 24 indagati tuttora in attesa, a distanza di quasi cinque anni, di sapere se dovranno o no essere processati. La discussione è stata rinviata al prossimo 9 luglio, sempre davanti alla giudice Cialoni. 

Lo stupefacente sarebbe stato ordinato nella capitale grazie a contatti diretti con esponenti dei clan di San Basilio, del mercato dell’Olgiata e del litorale, quindi portato nel Viterbese da corrieri – tra cui disoccupati e pensionati incensurati – per poi essere piazzato sul territorio tramite un nutrito numero di pusher. 

Nel corso dell’operazione furono sequestrati oltre due chili di droga. Si calcolò un giro d’affari da oltre un milione, tra la Tuscia e Roma. In provincia, oltre al capoluogo, furono interessati anche Tuscania, Marta, Montefiascone, Arlena di Castro e Capodimonte. A  Roma i quartieri San Basilio, Cassia, Olgiata, Monte Mario, Trionfale e Acilia. Sul litorale a Ostia e a Civitavecchia. 

Tra gli arrestati fece scalpore un carabiniere di Tuscania, accusato di falso ed estorsione. Quest’ultima perché avrebbe chiesto denaro in cambio di informazioni riservate sulle indagini e sui controlli antidroga dell’arma. Il militare fu rimesso in libertà  dallo stesso gip dopo 17 giorni di carcere, senza dover passare dal Riesame. Per la difesa, sarebbe stato inguaiato dal fratello tossicodipendente, che approfittava della posizione del congiunto per vantarsi al telefono con i suoi fornitori della possibilità di avere informazioni riservate, alle quali però il carabiniere non avrebbe mai potuto avere accesso. 

Furono giorni cruciali per la sessantina di indagati, dopo l’annullamento da parte dei giudici capitolini dell’ordinanza di misura di custodia cautelare delle due figlie dei gestori dell’agriturismo. Alla base dell’ondata di scarcerazioni la carenza di motivazioni dell’ordinanza, nonostante la solidità delle accuse. Sulla scia del “ricorso pilota”, che era stato presentato dall’avvocato Marco Russo, nei giorni successivi fece ritorno a casa anche la madre, mentre per un’altra vicenda rimasero in carcere il fratello e ai domiciliari il padre. Era per il chilo di hashish rinvenuto a fine maggio di cinque anni fa tra la sua auto e l’agriturismo, quando per alcuni giorni il giovane si rese latitante scappando a un controllo dei carabinieri. 


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15 maggio, 2018

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