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Viterbo - Santa Rosa - Parla Sandro Rossi che si ripresenta alla carica di capofacchino alle elezioni del Sodalizio del 26 gennaio, in coppia, ormai collaudata, con Massimo Mecarini

“Il Sodalizio è tutto l’anno e la fiducia dei facchini bisogna conquistarsela”

di Paola Pierdomenico
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Viterbo - Sandro Rossi

Viterbo – Sandro Rossi

Viterbo“Il Sodalizio è tutto l’anno e la fiducia dei facchini bisogna conquistarsela”. Sandro Rossi si ripresenta alla carica di capofacchino alle elezioni del Sodalizio del 26 gennaio, in coppia, ormai collaudata, con Massimo Mecarini che cerca la riconferma da presidente. Stavolta, non come tre anni fa, quando vennero eletti per acclamazione, si confronteranno con Romolo Tredici (capofacchino) e Paolo Moneti (presidente).

A questo ruolo dice di aver lavorato per anni. Un percorso difficile, che ha affrontato all’inizio coi preziosi consigli di Bruno Gemini, e che, per lui, non è solo valutare chi farà parte della squadra alla prova di portata.

Si tratta, per Rossi, di conoscere ogni facchino, per la sua forza ma soprattutto nell’aspetto più umano. Una sintonia che dice di aver costruito nel tempo ascoltando i facchini. Ed è così che gli basta uno sguardo per capirli e farsi capire o per dare la carica nei momenti che richiedono sacrificio e concentrazione.

“Da 12 anni – dice Rossi – io e il presidente Massimo Mecarini ricopriamo queste importanti cariche nel Sodalizio e abbiamo fatto tantissimo. Ultimamente, però, il gruppo si è diviso per diversità di opinioni e, in particolare, negli ultimi tre anni, il consiglio ha lavorato con 5 membri. Le critiche a quello che è stato fatto da persone, come Romolo Tredici, che, in questo periodo, hanno solo partecipato nelle giornate del 2 e 3 settembre mi sembrano fuori luogo. Del resto, viene criticato chi fa e non chi non fa nulla. Indubbiamente, qualche errore sarà stato fatto, ma siamo umani, e ci può stare”.

Rossi spiega che “il capofacchino deve conoscere i facchini e non si può presentare all’improvviso di fronte a 220 persone, cercando di avere la fiducia che gli serve perché tutto funzioni. Il Sodalizio non è solo i giorni del trasporto, il Sodalizio è tutto l’anno.

Ci sono incontri istituzionali in cui dobbiamo essere insieme a tutti i facchini. Come per le cene in piazza, in particolare nell’ultima serata, quando restiamo fino alle 4 per sistemare ogni cosa. Non mi pare di aver mai visto Tredici partecipare a queste iniziative. L’impegno che comporta stare nel Sodalizio o nel ricoprire cariche importanti come quella del presidente e del capofacchino, ci obbliga a stare sul pezzo tutto l’anno per partecipare a tutte le manifestazioni e gli incontri a cui le istituzioni e le comunità ci chiamano per farlo”.

Si vota il 26 gennaio e si presentano due cordate. “Se sabato vincerà Romolo Tredici, Sandro Rossi si farà da parte in silenzio, senza nessun problema”. Poi sottolinea: “Il lavoro che è stato svolto da me e da Mecarini, insieme a tutto il consiglio, è stato eccezionale. Abbiamo fatto delle cose che 12 anni fa era impensabile immaginare. Non avremmo mai creduto di arrivare a questi livelli. La spaccatura c’è e i facchini sono un po’ divisi su certe opinioni, saranno dunque loro a decidere le sorti del Sodalizio.

Una cosa è certa, e cioè che non si possono mischiare le persone, c’è da scegliere una squadra perché il consiglio possa lavorare unito con 8 membri, visto che farlo con 5, come è accaduto questo anno, non fa bene al Sodalizio e crea solo malumori al suo interno”. Sul suo ruolo: “Il capofacchino – spiega Rossi – non è solo fare le prove, dare i voti e comporre la formazione. Se fosse solo questo, sarebbe la cosa più semplice del mondo. Non si tratta di una valutazione, perché c’è sempre da considerare il fattore umano che incide molto.

E’ qualcosa che percepisci e che sai solo nel momento in cui ti ritrovi a quattrocchi col facchino che ti espone i suoi problemi che possono essere di famiglia, personali o di altra natura e che per quell’anno possono aver inciso sulla prova, rendendola diversa rispetto a quella passata. Il capofacchino non ha il cuore di pietra, anzi”. Rossi rivela di conoscere i facchini uno per uno. “So esattamente i loro nomi, conosco le loro mogli e i figli. Sono 40 anni che sono lì e questa è una prerogativa del ruolo che ricopro: i tuoi uomini li devi conoscere uno per uno per capire quello che hanno. Stiamo parlando di esseri umani, persone che hanno famiglie e un orgoglio.

Non sono mattoni che se storti vanno buttati. Non funziona così, è il rapporto umano con le persone che ti rende partecipe di quello che vivono. Ma ci sono voluti anni per capirlo”. Le discussioni sarebbero emerse, proprio, per alcune valutazioni fatte sulle prove. “Sono stati messi diversi ‘buoni’ a persone grandi e l’assemblea è stata un po’ movimentata. Non è andato bene e questo ha fatto nascere delle divisioni. A 57 anni, però, le prove non sono più come quelle dei 30 anni e nelle persone di media età, visto che per i giovani l’anno successivo il recupero è più probabile, gli errori hanno un giudizio diverso. Si è, del resto, a fine carriera e quindi si dovrebbe decidere da soli di farsi da parte. Le valutazioni non sono dunque così semplici come la fa Romolo Tredici che è comunque una bravissima persona e un bravo facchino”.

Inoltre, Rossi spiega: “Ci sono state delle critiche per i facchini che sono usciti con la divisa a Soriano nel Cimino. In quell’occasione, però, non potevamo fare altrimenti, perché è stato portato il cuore di Santa Rosa e il cuore di santa Rosa è qualcosa che, come il trasporto, ci appartiene, è nel nostro dna. Non è che poi andiamo a festival o a qualsiasi tipo di manifestazione, ma sfilare a Soriano, che è il primo paese in cui Santa Rosa ha fatto il pellegrinaggio, penso sia un atto dovuto alla santa stessa. La divisa non può essere messa solo il 2 o il tre, le cose sono cambiate e fare diversamente vorrebbe dire tornare indietro di venti anni“.

Il suo segreto è la sintonia coi ragazzi. “Il carisma è qualcosa che hai altrimenti non te lo dà nessuno. E’ dentro di te. Non ho mai visto Tredici parlare con tante persone riuscendo a trasmettere determinate cose. Se c’è poi la presunzione di poterlo fare dopo, una vola eletto, allora buon per lui. Fino a oggi non ho visto nulla di tutto ciò. Sono stato 27 anni sotto la macchina e prima di assumere questo ruolo ho visto tutti i movimenti dei facchini che ci sono stati e che ho avuto. Quando sono stato eletto, la prima persona che mi sono affiancato è stata Bruno Gemini che mi ha dato sicurezza, mi ha insegnato molte cose e con lui accanto sono riuscito a partire per questo difficile percorso.

Non dico che debba esserci sempre io, e se una mattina dovessi sentirmi male, qualcuno dovrebbe senza ombra di dubbio portare la macchina al posto mio, ma la cosa non è così semplice come viene presentata. Relegare tutto alle prove, alle votazioni e alla formazione vuol dire non aver compreso totalmente il ruolo del capofacchino”.

All’ultimo trasporto Rossi aveva la febbre a 38,5: “Può succedere, ma mi sono riempito medicine e sono andato. Non volevo lasciare soli i facchini perché quella sera loro aspettavano me. Avere la loro fiducia e la loro comprensione non è qualcosa che si conquista con un voto. A distanza di 12 anni, assaporo e sento l’affetto dei facchini, sia dei nuovi che di quelli della mia età. E’ un percorso lungo e difficile”.

In caso di rielezione, Rossi sa già cosa fare: “Resterò sempre nella famiglia ma poi alla fine mi farò da parte. In questi tre anni, che sono sicuramente gli ultimi, perché non esistono cariche a vita e bisogna dare spazio agli altri, mi affiancherò due persone che vivono il Sodalizio e che conoscono i facchini e stanno tutto l’anno con loro, non solo per le prove. Faranno un pezzo di trasporto e poi si proporranno.

La complessità del trasporto è tanta… basti pensare che il due settembre facciamo mattina con le guide e l’architetto per capire come spostare la macchina lungo il percorso per non farla strusciare sui muri, sui tetti e sulle gronde. Romolo Tredici imparerà anche questo, magari partecipando qualche volta. Chi vuole fare il capofacchino viene a vedere certe cose, viene a via del Corso o agli incontri coi facchini, alle prove tecniche con le corde, le leve, le aggiuntive e le fisse. Ascolta cosa viene detto a ognuno dei ragazzi. Credo sia normale. Del resto – conclude Rossi – presidente e capofacchino devono essere punti di riferimento per chi fa parte di questa che è un’istituzione“.

Paola Pierdomenico 


Articoli: Camillo Camilli: “Mecarini teniamocelo stretto…” – Romolo Tredici: “Agli appuntamenti essenziali ci sono sempre” – Romolo Tredici: “Non esistono cariche a vita… è arrivato il momento di cambiare” – Massimo Mecarini: “Più spazio ai giovani e lavoro di rete per far conoscere a tutti il trasporto” – Paolo Moneti: “Un corpo unico di persone affiatate che fanno un’opera unica” – Mecarini e Rossi vs Moneti e Tredici


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25 gennaio, 2019

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